Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Elezioni a Trento

A una settimana esatta dalle elezioni, un commento veloce sul voto in Provincia di Trento. Io ho votato Partito Democratico e ho espresso tre preferenze personali.

Ha vinto Ugo Rossi, il candidato della coalizione di centrosinistra di cui fanno parte il PD, il Partito Autonomista Trentino-Tirolese (PATT), l’Unione per il Trentino (UpT) e diversi altri partiti minori. La vittoria è stata schiacciante, con il 58,18 per cento dei voti. Alle precedenti elezioni, Lorenzo Dellai aveva ottenuto il 56,99 per cento, con il PD intorno al 22 per cento come quest’anno. Diego Mosna, candidato della coalizione di centro-destra sostenuto da Progetto Trentino e altri movimenti locali, si è fermato al 19,20 per cento, seguito da Maurizio Fugatti della Lega Nord al 6,6 per cento. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto solo il 5,72 per cento. Tra gli altri candidati c’è il 4,27 per cento di Giacomo Bezzi di Forza Trentino e l’1,54 per cento di Cristiano de Eccher di Fratelli d’Italia, i due partiti in qualche modo collegati a Silvio Berlusconi e a Forza Italia.

Il risultato elettorale rende, per una volta, discreta giustizia alla realtà dei fatti. La destra di Bezzi e de Eccher meritava di essere polverizzata alla luce dell’inconsistenza dei partiti e dei candidati. Resta comunque un problema la cronica assenza di un’alternativa seria al centro-sinistra, che in Provincia governa egemonicamente da quasi due decenni. Spero che in futuro le cose cambino e nasca una seria opposizione di destra. Peccato per Diego Mosna, che mi pare un ottimo imprenditore e una bella persona sul piano umano. Ha fatto moltissimi errori, candidandosi con liste mediocri e senza un progetto politico sul lungo termine. Credo che ora tornerà a fare altro e mi sembra giusto così.

Mi pare giusto anche il risultato misero del Movimento 5 Stelle, che non ha fatto nulla per meritarsi più di quanto raccoglie, in Provincia come altrove. Osservo  senza sorpresa la debacle della sinistra, che mi pare assolutamente meritata. Peccato invece per i Verdi, che restano fuori dal Consiglio Provinciale. Peccato anche per tante individualità che restano fuori dal Consiglio. Alcuni post che meritano di essere letti sono quelli di Piergiorgio e di Michele Nardelli. Quest’ultimo, come altri, non riesce a rientrare nella gustosa formazione di fantacalcio stilata dal quotidiano l’Adige.

Fantacalcio

Gli undici candidati presidente rappresentavano una squadra di calcio. Oggi i 35 eletti non possono essere schierati contemporaneamente in un campo, però noi ne abbiamo scelti undici, in un gioco tra sport e politica.

Ognuno dei selezionati, per le proprie caratteristiche, deve ricoprire un determinato ruolo. Ecco quindi la squadra del nuovo consiglio. Nessuno si senta offeso se escluso: le scelte del mister non vanno discusse

LA SQUADRA
PORTIERE: Giacomo Bezzi (alla Zoff).

Un posto in campo lo trova sempre, anche cambiando ruolo. La difesa non si fida troppo di lui e tende a spazzare piuttosto che effettuare un retropassaggio, ma lui il suo lo fa sempre, senza fare miracoli ma anche senza fare papere.
STOPPER: Diego Moltrer (alla Pietro Vierchowod).

Stopper granitico vecchia maniera. Rude ma sempre pronto a tendere la mano all’avversario a terra dolorante dopo una sua entrata al limite del rosso. Dalla sua parte non si passa.
LIBERO: Piero De Godenz (alla Samuel).

Predilige i campi innevati, ma è una garanzia anche d’estate. Al primo tentativo è subito titolare, pronto a mettersi a disposizione della squadra.

TERZINO DESTRO: Filippo Degasperi (alla Maicon).

Magari poco incline a rispettare i dettami tattici, ma inesauribile sulla fascia, sempre avanti, mai con il freno a mano tirato. E continuamente intento ad esaltare il pubblico, magari dopo aver conquistato un corner.

TERZINO SINISTRO: Bruno Dorigatti (alla Di Livio).

Testa bassa e sempre avanti, a percorrere chilometri su chilometri. Quel binario di sinistra è suo, qualsiasi avversario gli si ponga davanti.

REGISTA: Ugo Rossi (alla Pirlo).

Ha il compito di dettare i tempi di gioco e risolvere la partita quando ci si trova sotto nel punteggio. Deve gestire i dieci compagni, tutti propensi a fare un po’ quello che vogliono senza seguire gli schemi. Ma circa il 60% del pubblico è dalla sua.

MEDIANO: Tiziano Mellarini (alla Oriali).

Il compito principale è proteggere il regista, che gli ha dato libertà d’azione ma si è assicurato che gli guardasse le spalle. Sempre in campo, in ogni partita, terza stagione consecutiva. La quantità non manca mai.

ALA (sinistra, of course): Alessio Manica (alla Checco Moriero).

Calzettoni abbassati e riccioli al vento, deve dare velocità e fantasia alla manovra, inventando qualche giocata di tanto in tanto. I senatori della squadra lo rimproverano spesso, ma alla fine lo lanciano sempre in profondità.

INTERNO: Lorenzo Baratter (alla Florenzi).

Lui può agire in autonomia, decidere se è meglio difendere o attaccare. Per questo è sempre nel vivo dell’azione, anche se la giocata che predilige è sempre la stessa: una giocata che ha fatto storia.

CENTRAVANTI: Alessandro Olivi (alla Rossi – Pepito).

Oltre 13 mila gol nell’ultima stagione, anche se resta l’ombra di quel rigore sbagliato prima dell’inizio del campionato. Il bomber è di razza e, se accetta di restare negli schemi, può dimostrarlo.

SECONDA PUNTA: Silvano Grisenti (alla Massaro).

Ha ancora benzina per svariare sul fronte dell’attacco. Dato per finito da anni, alla fine i suoi gol li fa sempre. Entra a freddo e segna, un attaccante con i baffi.

http://www.ladige.it, 30 ottobre 2013

Time for books / 6

Between January and late February I have read several books of all the kinds.

The first book I read in early January was Arto Paasilinna’s The Forest of the Hanged Foxes. The main characters of the story run away from the city to live in a small cabin in the wood, pretty much in the middle of nowhere. This is a typically Christmas read, soft and a bit surreal. I loved the idea of living alone in the  intensity the landscapes of Northern Finland. It is rare to find a novel that makes you laugh and at the same time reflect about human condition. This is a really good one.

It took a while to read Heinrich Harrer’s Beyond Seven Years in Tibet: My Life Before, During, and After (in Italian: La mia sfida al destino). The book is about five-hundred pages long about Harrer’s life as a mountaineer who spent seven years in Tibet and who climbed an awful lot of peaks. Harrer died only a few years ago, when he was about to turn 100. This is a good book, perhaps a bit too long. From his autobiography, Harrer stands out as a very controversial character, definitely selfish, probably committed, surely extremely resilient. I really liked the first chapters, then it turned a bit boring and repetitive.

Sempre sull’alpinismo, ho letto anche Giorni di Ghiaccio di Marco Confortola. Ho già commentato questa lettura qui. Ho letto anche due libri di osservatori politici trentini e riferimenti di vita che ho avuto l’onore di conoscere personalmente. Ho commentato il libro di Piergiorgio Cattani su Dellai, un uomo solo al comando qui; e quello di Walter Micheli, Passioni e sentieri, qui.

In una serata oziosa, tanto per cambiare genere ho letto Ciclismo, Storie segrete, di Beppe Conti. Libretto leggero e simpatico, che si legge in circa due ore e che parla dei retroscena e dei piccoli trucchetti legati alle grandi imprese del ciclismo passato. Altra lettura molto leggera e veloce: Lorenzo Baratter, L’autonomia spiegata ai miei figli. Un compendio veloce sulle origini e le ragioni dell’autonomia trentina, in un momento in cui dobbiamo ripensarne radicalmente i contenuti che ne giustificano l’esistenza.

Finally, while travelling to Munich I read Alain de Botton’s The Consolations of Philosophy. I would call this an interesting book. It was a huge success a few years ago. Alain de Botton is a very famous university professor now, one of those who can speak not only to an academic, but also to a much broader public. The book is about six philosophers whose thought could have a powerful effect on our lives. Socrates, Epicurus, Seneca, Montaigne, Schopenhauer and Nietzsche are here interpreted for the light their work can shine on certain great universal problems.

Devi aspettare e capirai che la coerenza e la sincertà pagano tanto

Ho finito di leggere il libro del mio amico Piergiorgio. Si intitola Solo al comando. Dellai, i gregari, il trentino. E’ un libro di un orizzonte incredibilmente ampio: pur ruotando attorno a una sola persona, Piergiorgio riesce a fare filosofia, a trasmettere passione ed entusiasmo. Si tratta di una testimonianza di impegno civile perché, come dice Piergiorgio, anche scrivere sui giornali o scrivere un libro vuol dire far politica. Le sue riflessioni, come quelle che leggevo in Walter Micheli, trasmettono una dimensione della politica onesta, fatta di valori, sincerità, ricerca della comunità, dell’alterita, del rapporto, dei piccoli ideali quotidiani contrapposti alle grandi ideologie massimaliste. Piergiorgio mi ha trasmesso questi valori; o per lo meno ci sta provando attraverso la sua enorme saggezza.

Nell’introduzione del libro, Alberto Faustini dice questa cosa molto intelligente: “Le parole scritte sui giornali sono assai diverse da tante parole pronunciate dai politici. Le prime restano, prendono persino vigore con gli anni, e permettono – anche a distanza di tempo – un’analisi che storicizza il presente; le seconde cambiano di giorno in giorno, quasi approfittando del fatto che non esista più, in molti cittadini, quella cosa preziosa che si chiama memoria, quella cosa di cui Piergiorgio é un servo fedele e intelligente” .

Il mio libro ora é tutto un guazzabuglio di note e sottolineature. Mi limito a trascrivere solo quelle tratte dalle prime venti pagine, che rendono il senso e la passione dell’impegno civile che Piergiorgio ha saputo trasmettere anche a me. Lui mi perdonerà se faccio questo frettoloso collage. Le altre citazioni le potete trovare da soli: il libro é edito da Curcu&Genovese e si trova in tutte le librerie di Trento.

“Pensatori come Mounier, Maritain, Ricoeur e molti altri ci hanno lasciato una precisa visione della maniera in cui l’individuo può diventare pienamente persona: tendere a una vita buona, con e per gli altri, all’interno di istituzioni giuste. […] Il principio di responsabilità: ecco da dove partire. Dall’imperativo categorico di Kant, da cui scaturisce l’idea di dover agire in una certa circostanza come se, in quel momento, tutti gli uomini agissero come tu stesse stai per fare. […] Anche scrivere sui giornali vuol dire far politica. […] La critica e’ essenziale per la vita e per la democrazia. Non e’ una colpa, ma e’ un pungolo per il rinnovamento. Guai a una società dove tutti sono d’accordo, dove il fuoco della polemica e’ soffocato dalla cenere dell’omertà. […] Parte della società può essere attratta dal mito dell’efficienza incurante delle regole, e non disdegnare un sistema in cui, se sai essere amico delle persone giuste, sei a posto. Noi confidiamo che sia una minoranza: in nome della dignità e del futuro”.