Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: M5S

E se votassi M5S?

In questo post provo a eliminare la componente emotiva e chiedermi: per quali ragioni potrei voler votare il partito di Grillo e Casaleggio?

Proposte per l’Europa. Nel programma Sette Punti per l’Europa il M5S non ha, di fatto, nessuna proposta siccome quasi tutti i punti riguardano l’abolizione di accordi vigenti piuttosto che l’introduzione di nuove politiche. Le uniche proposte concrete riguardano la convocazione di un referendum per la permanenza nell’euro e l’adozione degli eurobond, due punti chiaramente incompatibili dal momento che sarebbe impossibile adottare gli eurobond in caso di uscita dall’euro. Mi pare inoltre poco corretto nei confronti degli elettori non indicare in anticipo a quale gruppo parlamentare il M5S intende fare parte una volta entrato nel Parlamento Europeo, un’usanza fatta propria da tutti gli altri partiti europei in nome della chiarezza con i propri elettori.

Narrativa politica. Ritengo la narrativa un aspetto molto importante nel contesto politico e per questo apprezzo i leader che riescono a costruire un discorso collettivo attorno a una serie di obiettivi ed ideali – vedere la campagna di Barack Obama del 2008 e prima di lui, prima che io nascessi, Enrico Berlinguer, Willy Brandt, William Gladstone. Di converso,il M5S ha spostato acriticamente l’attenzione dalle strutture agli individui, come se i fallimenti del sistema dipendessero esclusivamente dalla somma delle incapacità individuali. Questo significa che una visione di come riformare le strutture risulta completamente inesistente nella narrativa del partito. Peggio ancora, il M5S costruisce la sua esistenza su toni triviali basati esclusivamente sulla denigrazione dell’avversario politico. A questo riguardo, trovo particolarmente pericoloso l’utilizzo di internet come strumento di minaccia, come avvenuto recentemente con  la pubblicazione online di profili personali di politici e giornalisti che finisce spesso e volentieri in un linciaggio virtuale con toni sessisti. Questi atteggiamenti mi disturbano profondamente.

Visione delle istituzioni. Mi pare ormai evidente che l’organizzazione del M5S sia quella dei vecchi partiti : basti vedere il Codice di Comportamento per gli eletti alle Europee, in cui si stabilisce che “Laddove si manifestasse la possibilità di costituire in seno al Parlamento europeo un gruppo politico con deputati di altri Paesi europei che condividano i valori fondamentali del MoVimento 5 Stelle verrá fatto su proposta di Beppe Grillo, in qualità di capo politico del M5S, e ratificata tramite votazione in Rete da parte degli iscritti al M5S” e che “Ogni deputato si impegna a prescegliere e designare due dei predetti assistenti di propria competenza fra i soggetti indicati come componenti del “gruppo di comunicazione M5S” da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio”. A questa visione distorta della democrazia interna si somma un totale analfabetismo istituzionale: come potrebbe una vittoria alle elezioni per il Parlamento Europeo legarsi alla sfiducia dell’esecutivo nazionale e del Presidente della Repubblica, come invocato più volte dal M5S? La re-interpretazione delle regole del gioco a proprio uso e consumo  è probabilmente la componente più nefasta di questo M5S. Gli osservatori attenti non avranno difficoltà a riconoscere in questo un’eredita del berlusconismo. Dal precedente ventennio il M5S ha anche fatto propria la visione della democrazia come un populismo prebiscitario, per cui le scelte sono fatte dal capo politico e il popolo ha il solo compito di ratificarle. Uno dei grandi drammi degli ultimi decenni in Italia è stato l’evidente impoverimento intellettuale del modo di vivere e rispettare le istituzioni: il M5S vive e riproduce questa crassa ignoranza che danneggia profondamente il nostro modo di vivere assieme all’interno di una comunità politica.

In conclusione. Non riesco a vedere ragioni per votare M5S. Questo partito mi sembra schizofrenico, inconcludente, triviale e irrispettoso delle più fondamentali regole della democrazia costituzionale. Magari mi sbaglio. Sarei davvero felice di incontrare sostenitori del M5S che mi dessero una ragione per votare questo partito diversa dal solito refrain “Mandiamoli tutti a casa“. Non ne ho ancora trovato nessuno.

Brutte storie

Il capo del Movimento 5 Stelle mette all’indice i giornalisti bistrattori del M5S, con tanto di foto modello wanted, e invita gli attivisti a fare segnalazioni. Nel mirino della rubrica “Giornalista del giorno” finisce per prima una cronista dell’Unità, Maria Novella Oppo. Seguono numerosi e pesanti insulti alla cronista, la grande maggior parte su toni sessisti (‘cagna’, ‘zoccola’, ‘puttana’, ‘sembra carta da culo’, ‘baldracca’, ‘non scopa’, ‘non se la tromba nessuno’). Facciamo una piccola riflessione, non solo su questo Movimento che in tanti continueranno a votare, ma anche su quanto sia profondamente malata la sfera sessuale degli uomini in questo posto dove viviamo.

Che fare?

Una seconda – e ultima – riflessione sulle elezioni in Trentino. Maurizio Teli – che non ho mai conosciuto personalmente anche se ci saremo pur incrociati qualche volta – scrive una lettera aperta alle sinistre trentine intitolata Che fare?. La pubblico; e di seguito aggiungo una mia brevissima riflessione.

Che fare?

Le elezioni provinciali del 27 ottobre 2013 ci restituiscono un risultato impietoso per le sinistre trentine, ovvero la totale assenza dal prossimo Consiglio Provinciale. Il partito più a sinistra presente nelle istituzioni provinciali per il periodo 2013 – 2018 sarà il Partito Democratico, su cui molti e molte che si definirebbero di sinistra hanno remore sia per quanto riguarda le politiche proposte, sia in relazione a processi interni che spingono il partito inesorabilmente verso il centro, se non verso forme di destra mascherata. In sintesi, le sinistre trentine hanno perso su tutta la linea, politica, elettorale e culturale, in un momento in cui il vero vincitore delle elezioni provinciali è il Partito Autonomista Trentino-Tirolese, probabilmente il più lontano dalle sensibilità politiche delle sinistre italiane tra quelli che compongono la coalizione che governerà la Provincia Autonoma per i prossimi cinque anni, il cosiddetto “centro-sinistra autonomista”. Questo in un quadro complessivo segnato dall’altissimo livello di astensione, che addirittura supera il consenso raggiunto dal futuro Presidente della Provincia.

Come si spiega la sconfitta lancinante di tutte le sinistre trentine? E soprattutto, come si spiega in un momento in cui sono state condotte battaglie rilevanti al di fuori delle istituzioni, come quella sull’inceneritore, i referendum sull’acqua o l’iniziativa di legge popolare sull’omofobia, e altre sono in corso, come quella sulla TAV-TAC del Brennero? Come è possibile che la capacità di individuare le arene di conflitto sociale più importanti per il futuro della società contemporanea sia affiancata da un’incapacità manifesta di una proposta elettorale e istituzionale credibile a sinistra? Io credo che il problema stia nelle pratiche politiche, nel riprodursi di schemi novecenteschi di lettura e interpretazione della realtà sociale e dell’agire politico, soprattutto nell’affermazione delle identità ormai istituzionalmente irrilevanti delle diverse sinistre.

Non bastano i movimenti sociali, come ci ha mostrato la protesta anti-Gelmini del 2008-2010: senza interlocutori istituzionali i movimenti devono impegnarsi in sforzi maggiori di quelli già notevoli che compiono quotidianamente. Il caso della Val Susa è un esempio lampante: un fortissimo movimento sociale condannato a vent’anni di lotta, con relativi soprusi, i cui interlocutori istituzionali o sono assenti o sono privi di iniziativa politica nelle assemblee elettive.

Non bastano neppure le iniziative esclusivamente elettorali, non credo serva ricordare il disastro di Rivoluzione Civile o la capacità di tali iniziative di farsi risucchiare in una semplificazione estrema della contemporaneità che si traduce, nella migliore delle ipotesi, in forme di blando riconoscimento di diritti o di un debole orientamento alle tematiche ambientali. Il Partito Democratico, sostenitore della TAV, in dubbio sui matrimoni omosessuali, precarizzatore del mercato del lavoro, è un esempio di come “partiti leggeri” si facciano risucchiare verso il centro, perdendo ogni capacità strategica, indipendentemente dalle qualità delle persone che ne fanno parte.

Che fare, quindi? È tutto perduto per le sinistre, siano esse ecologiste, libertarie, socialiste o comuniste? Io non credo. Credo che ci sia una strada da tentare, subito, imparando proprio da quei movimenti sociali che più hanno contribuito a mantenere viva l’opposizione all’arroganza dei poteri economici, mediatici e politici degli ultimi decenni. Dai movimenti dobbiamo imparare due cose fondamentali: a rileggere la realtà sulla base dei vecchi e nuovi conflitti, sperimentando continuamente nella comunicazione, nell’abitare il conflitto stesso, e nel proporre soluzioni apparentemente visionarie per chi tende verso il centro (destra); a innovare le pratiche politiche, partendo da quella organizzazione moltitudinaria a rete che più ha permesso di intercettare le differenze contemporanee, di ricomporle in forme di ricchezza costruttiva del vivere sociale. A mio parere, ciò che serve è una rete delle sinistre, con un bagno di umiltà da parte di tutti e tutte.

Maurizio Teli

Sono d’accordo con le premesse, non con la conclusione. La sinistra ormai esiste solo su alcune questioni specifiche (No Tav, acqua pubblica, no inceneritore … ) e ed è invece elettoralmente inesistente ed istituzionalmente irrilevante. Perché? Io credo sia venuta a mancare, e non si sia mai riusciti a ricostruire, un’ideologia; che poi è la capacita’ di ricondurre singole questioni in uno schema coerente di pensiero che orienti l’azione di governo. Cosa fare? Maurizio suggerisce di fare rete. Che poi è quello che le sinistre italiane dal 1992 a oggi non sono mai riuscite a fare. Lasciamo stare la penosa esperienza italiana, con centinaia di insignificanti partitini. Pensiamo al caso recente di #qualcosadinuovo in Trentino. Anche i leader di movimenti sociali pur nobili – mi vengono in mente gli ambientalisti che conosco – sono troppo legati alle singole questioni che difendono ed incapaci di allargare i loro sforzi comuni e farli convergere in qualcosa di più ampio – un partito serio, una visione di governo. Dunque? Le sinistre, quelle che intende Maurizio, sono state doppiamente sconfitte dalla storia. Doppiamente, perché avrebbero forse potuto re-inventarsi sfruttando un’organizzazione multitudinaria e sperimentando nella comunicazione, appunto. Ma sono state superate da altri. Lo spazio che avrebbe potuto conquistare è stato occupato dal M5S, che non a caso nacque come movimento sociale ancorato a battaglie tradizionalmente di sinistra. Ne osserviamo i risultati.

Una pubblica ordalia

Non avrei immaginato di trovarmi a prendere le parti del M5S, una novità della politica italiana cui guardo con critica curiosità. Le mie opioni in merito risalgono a febbraio, sono qui e qui e nel frattempo non sono cambiate. Quel che oggi mi stupisce è un effetto esterno: la cattiveria, l’acrimonia dei media tradizionali nel parlare del M5S. Non saprei la televisioni, non guardandole; di certo i giornali cartacei sembrano reagire al protagonismo del M5S con articoli ironici e spesso maligni. Che poi spesso hanno anche ragione, nel merito. Ma il loro compito, credo, sarebbe un altro.

Me and my computer

An original assessment of the disruptive nature of the success of the M5S in Italy in a paper published by the Madariaga College of Europe Foundation.

In its nature, M5 S constitutes an attack on any collective structure labeled as “dead”. The movement did not aim to bring civil society into politics, but rather individuals. The mobilisation strategy is therefore founded on “Me and my computer” rather than “Me and my comrades of class, territory or organised interest”, where the only source of knowledge is the leader’s blog and his radical messages, posing a fundamental contradiction between the advocacy for a direct form of democracy (or “liquid democracy” in the words of Grillo) and a vertical use of the media. This induced many to argue that the result is an evolution of the passive de-mobilisation on which Berlusconi built up his fortune, where internet replaced the TV firepower of the media tycoon, but keeping an extraordinarily similar definition of the enemy.

Tirannia della maggioranza

Adesso vorrebbero anche scegliere il presidente su internet. Ma guardate che questa si chiama tirannia della maggioranza, altro che democrazia! Che poi, proprio in queste ore, nell’anno 33 d.C. in Palestina, un voto democraticissimo sanciva la morte del salvatore dell’umanità e la vita di un criminale. Pensateci bene, pirlotti.

On the M5S/Five Star Movement

Who wants to be responsible? Whenever anything goes wrong, the first thing they ask is: ‘who’s responsible for this?’

– Jerry Seinfeld, the Blood, 1997

Quella volta nel 2009

Ci fu una volta, nel 2009, che Giuseppe Grillo comparve davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato in seguito alla raccolta firme (firmai anche io, peraltro; e lo rifarei anche oggi) per la proposta di legge: Parlamento Pulito.

Molto interessante rivedere il video oggi. Restano alcuni contenuti di fondo che trovo corretti, espressi con una grande violenza verbale, una grande abbondanza di generalizzazioni sbagliate e alcune allusioni a sommovimenti di popolo.

E’ davvero quello che vogliamo?

Ci sono tantissime cose che si possono dire sul M5S. Io sono affascinato, come molte altre persone, da questa novità e dalla straordinaria leggerezza con cui gli eletti del M5S si stanno muovendo per i palazzi della politica romana. Credo che nessuno possa negare che si tratti di uno scossone alla politica italiana. Se sarà per il meglio, questo lo dirà il tempo. Io ne dubito.

Qui comunque non vorrei parlare dei meriti o demeriti politici degli eletti M5S. Ci sarebbero tante cose da dire, ma altre persone più competenti di me lo stanno già facendo. Vorrei invece fare una riflessione su un aspetto collaterale, ovvero l’utilizzo di internet da parte degli eletti M5S. Mi sembra uno spunto importante, perché per anni molte persone – persone capaci e innovatrici – hanno sognato che internet potesse diventare uno strumento di democrazia. In molti pensiamo ancora che internet possa essere un mezzo utile e straordinariamente positivo.

Eppure il M5S ci sta mostrando in maniera molto cruda tutti i limiti di internet se utilizzato come strumento principe per la comunicazione e la deliberazione politica. Io inorridisco di fronte all’attesa dei giornali per il comunicato stampa serale sul post di Beppe Grillo; mi vergogno degli articoli modellati sui post che appaiono sui profili Facebook degli eletti, se non addirittura nei loro commenti; e mi danno un senso di fastidio anche l’orgia di foto pubblicate su twitter e i commenti oziosi sulle sale per fumatori di Palazzo Madama. Intendiamoci: per migliorare il mondo bisogna partire dalle cose piccole, ma fatico a comprendere il senso di una polemica su twitter per il prezzo del caffè a 70 centesimi mentre il tuo gruppo parlamentare si rifiuta superbamente di scegliere tra candidati assai diversi per la presidenza del Senato. E poi le dirette streaming e le decisioni prese tramite gli i “like” su Facebook e i commenti di un blog: tutte forme perverse di decisione popolare, buone tutt’al più per mettere a morte un Gesù Cristo post-moderno contro il nuovo Barabba.

A me sembra che con questi nuovi mezzi di condivisione, il Grande Fratello si sia infine impossessato della politica e la stia violentando con l’avvallo di tutto il pubblico pagante. E’ davvero questo quello che vogliamo? Ci sono modi molto migliori per usare internet. Io non sono contro l’utilizzo dei blog, di twitter e di altri social media, anzi: sono mezzi straordinariamente utili, a patto che rimangano strumenti di supporto, mezzi, per l’appunto, anziché essere essi stessi i fini ultimi di tutta la vita politica.

Before we laugh at this rudderless state

Italy, for better or worse, has served as an amazing laboratory of political innovation in recent history. Fascism and the mafia were Italian inventions. And the Berlusconi phenomenon—the combining of media power, money, and celebrity, and translating it into political power—was, like it or not, an innovation that found imitators around the world. If Berlusconi represents the political potential of television, Grillo is one of the first political figures to build a major political movement largely through the Internet. And that Grillo, a not particularly funny comedian with a mop of unruly gray hair and a foul mouth, should create a political movement out of nothing and turn it into the largest party in the country in just a few years is not as strange as it might at first appear. Read the rest of the article on The New Yorker.