Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Macabre dancing

I discovered the Joy Division thanks to Marco, Leila and Niels in Torino, at Blah-Blah. I knew them before, as we all do, but I did not really understand what they stood for.

Two years later I found So This is Permanence during my visit to Shakespeare and Co. It is a volume of Ian Curtis’s notes and crossings outs on the original lyrics. It stands as a testimony of the influence of the likes to Rimbaud and Kafka on Curtis’ worldview.

A few months later, Jean Thomas insisted we watched a movie on Ian Curtis life: Control 2007. He sold me the movie not because it was about the Joy Division, but because it had a wonderful photography. That’s right. The movie, in black and white, is directed by Anton Corbijn, who had worked as official photographer for the band.

And then, some time ago, I stumbled into a short article by Fabio Zuffanti of La Stampa. I discovered a few other things that I did not know before. For example, the name Joy Vision comes from the sexual slavery wing of a Nazi concentration camp mentioned in the 1955 novel House of Dolls. The article also highlights the connections between Joy Division, David Bowie, and Albert Camus. And it finds the right adjectives: haunting, oppressive, claustrophobic (the sound); far, reverberating (Ian Curtis’ voice).

Les veins.,

Marco, che i lettori più fedeli hanno avuto modo di incontrare ripetutamente su questo blog (uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto), ha appena avviato un nuovo progetto cartografico nel suo tempo libero. Potete vedere alcuni suoi lavori nello spazio su Instagram (https://www.instagram.com/lesveins/) e, se vi piacciono, potete farvi spedire le mappe direttamente a casa tramite Etsy (https://www.etsy.com/it/shop/Lesveins).

One of them

Good news. In October I sent out my Ph.D. thesis and a few days ago – the moment I landed in London to see Marco, Francesca, Camilla and Isabella – I received the approval of my four jury members. I will, therefore, defend in early 2018, slightly late on my initial schedule.

When I told Jean Thomas, he said this would finally make me ‘one of us‘.

 

In the meanwhile, I have one important announcement to make. I have bought not one, but two pipes when I was in Torino with Marco: the first and more expensive one is a Chacom, billiard, Canadian-style, made in French-Jura; the other is a Piemontese Brebbia ‘da battaglia‘, small-billiard almost Price of Wales in style. It has been a fruitful season.

Quattro

Romandy: it has been wonderful. And think that I was depressed before moving here.

View from my window, balcony, Konstanz with Cata, Giulia, Vevey, Lac Leman, Hugo Pratt, an elderly couple waling next to the harbour, Palais de Tokyo, Arianna, Berna, a Torino con Teresa, Marco Etta e Leila, Chacom e Brebbia, Forte di Bard con Alberto e Marco, snow in Neuchâtel, fencing, Robin and Salomon, tennis.

Etta mi fa gli auguri

Un cubano

Ieri partita di calcetto con la squadra che ho messo assieme: è la squadra dell’ufficio, Swiss Forum of Migration (SFM), anche se per il torneo ho deciso che ci chiameremo Savoir Faire à Manger (SFM). Perso 8 a 1. Al Bistrò, poco dopo. Arrivo prima degli altri ragazzi perché sono in bici. Mi siedo e aspetto. Di fronte a me due passano due ragazze. Le guardo felice. Poi il mio sguardo incontra quello di un altro solitario avventore, anche lui chiaramente ammirato dalle donne. Attacca discorso. E’ cubano, si chiama Elias. Continua a parlare della cultura e di come lui la venda. Come, non mi è chiaro. Quel che invece è chiaro è che lui conosce ben poco della storia e della geografia e dell’arte; ma all’Havana ha incontrato Lorenzo Jovanotti e Antonello Venditti e si sente quindi un ambasciatore dell’arte italiana nel mondo. Arrivano i compagni: Marco, Robin ed Elie. Proviamo a parlare di noi, ma Elias ormai non si scolla più. Quando Robin racconta brevi storie salaci sul suo erasmus a Palermo, lui allarga le braccia e urla ‘Questa è cultura! Mi commuovo! Piango! Cultura!‘. Capisco che devo andarmene. Elias mi attacca un ultimo torrone sulla semplicità nella vita e l’importanza di essere positivi e fraterni. Queste sciocchezze da hippie squattrinati mi fanno infuriare. Mi congedo; lui dice che mi ha pagato tutte le birre e la cena, ma non è vero. Insiste sull’andare a fare serata assieme a Berna più avanti questo mese. Me ne vado.

Oggi arrivo in ufficio dopo pranzo. Robin mi chiede se ero già andato via quando il cubano ha rovesciato tutte le birre sul tavolo. Marco mi dice che sono un Giuda e che ‘quel cazzo di cubano si è fatto offrire tutte le birre e la cena‘. Elie non vuole più parlarmi.

Penso che regalerò loro una copia di Prendilo tu questo frutto amaro, live all’Havana 1995.

Great will be your reward…

… in the Kingdom of Heaven

Jean-Thomas; Giallu, Gianni, and Paola; Pietro; Martina; Marco and Leila; Pedro; Dani and Anna; mum and dad; Alberto and Marcantonio; Marco, Francesca, Isabella, and Camilla; Fabio and parents. These are the people who hosted me at their place over the last twelve months.

Appunti di quaderno su Torino

I rumori. Brulichio soffuso. Passeggiare. Pavimenti, portici, lungo il fiume, piazze.

 

Ordine e magnificenza; eppure c’è delicatezza. Montesquieu (1728): ‘Torino è piccola e ben costruita‘. Armoniosa e proporzionata, giochi di luci e colori, scenografie – soprattutto Piazza San Carlo, nota. Le lunghe strade che sembrano condurre in linea retta verso le come nevose. Nietzsche (1888, sei mesi a Torino):  ‘raffinata delicatezza‘. Tutto fluisce.

Le persone. Goldoni: ‘molto cortesi e molto civili; e vedendo arrivar tra loro un Milanese, un Veneziano, o un Genovese, hanno il costume di dire: questi è un italiano‘. Gian Giacomo Casanova: ‘fra le città d’Italia Torino è quella nella quale il bel sesso ha tutti i fascini che l’amore gli può desiderare‘.

Le piazze grandi. San Carlo. Vittorio Veneto. Castello. Statuto. Le piazze meno grandi. Palazzo di città.  Consolata. Emanuele Filiberto. Ancora Nietzche: ‘qui tutto è costruito con liberalità ed ampiezza, specialmente le piazze, così come nel cuore della città si ha un senso superbo di libertà‘.

La cittadella e Porta Palazzo. Secondo Edmondo de Amicis, uno Zola torinese potrebbe mettere lì la scena di un romanzo intitolato Il ventre di Torino: ‘fra le lunghe fila di baracche di botteghini, in mezzo a monti di frutta, legumi e formaggi, tra il vociare dei commercianti e il via vai delle carrette s’agita confusamente una folla fitta di contadini, di turisti, di massaie. E’ una folla continuamente cangiante’.

Camminare su e giù per il parco del Valentino e per il Monte dei Cappuccini. I tramonti. L’alba. Solo le mezze stagioni qui: primavera e autunno.

Il museo del Risorgimento. Il museo del Cinema. Il museo Egizio. Il museo Pietro Micca. Venaria Reale. Il museo di Arte Orientale. La Pinacoteca Agnelli. Il museo di Antropologia Criminale, splendida illustrazione del genio pericoloso di Cesare Lombroso. Il museo dell’Anatomia. Il museo dell’Automobile. La Galleria Fotografica.

Caffè, cantanti ambulanti, orchestre, teatri, cinema, intellettuali. Primo Levi, Massimo d’Azeglio, Pietro Gobetti, Cesare Pavese, Guido Gozzano, Norberto Bobbio. E poi Antonio Gramsci, Friedrich Wilhelm Nietzche, Emilio Salgari, Italo Calvino. Proprio Calvino scrisse nella sua autobiografia che ‘Torino è la città ideale per lo scrivere… Invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia‘.

Le librerie: Luxembourg, il bar Dotto e quell’altra tutta sgangherata non lontana da casa, di cui però ignoro il nome. Le case editrici. Storiche botteghe e caffè letterari. Il Circolo del Lettori. In ogni casa, larghe biblioteche.

Le piole: il Camaleonte, Cianci. Silos, il Pastis. Sarchiapone per mangiare una pizza rossa all’inizio di San Salvario. Il kebab da Horace per pensare a Niels. I brunch della domenica mattina al Circolo dei Lettori, eleganti, oppure a Teapot, senza Tosan.

Il mercato di San Salvario. L’ospedale Mauriziano e la stazione Massaua.

Le serate al Blah-Blah. Via Po. I circoli Arci in Aurora e San Salvario. Le cantine dove si gioca a biliardo, e io ci gioco veramente molto male.

Pal bikery, Affini. I panifici: il pane di una volta. Le gelaterie: La Romana. Le case del quartiere, i Bagni Municipali. Mnur. Le gioiellerie. La galleria subalpina.

Il cineforum Baretti i sabati nel tardo pomeriggio. La Pescheria Gallina a Porta Palazzo.

Barolo, Nebbiolo e Dolcetto.

Mi mancano completamente le periferie e la campagna. Tornerò?

 

 

8 novembre

E’ il secondo martedì di novembre e come succede ogni quattro anni i cittadini americani si stanno recando a votare in quelle che sono le elezioni più seguite al mondo. Io non ho scritto nulla al riguardo, se non qualche riflessione tangenziale. Non che non abbia seguito questa campagna elettorale, intendiamoci: negli ultimi mesi ho letto molti articoli di persone che spiegavano ad altri come usare il proprio voto e ho ascoltato lunghi ragionamenti sul carattere dei candidati, il loro curriculum, i loro stipendi, il loro look. E’ che mi è un po’ passata la voglia, ecco tutto. Questa nevrotica iper-personalizzazione del dibattito fa sparire la parte nobile e divertente della politica, quella in cui discutiamo sul tipo di società in cui vorremmo vivere.

Io, ad esempio, trovo molto più politico degli articoli che molti di noi condividono sui social network quello che fanno Marco e Leila, due amici ritrovati qui a Torino. Loro non si lanciano in iperbolici appelli al voto e non scrivono strampalati articoli su un blog iper-narcisista e auto-referenziale. Semplicemente, comprano cibo di cui conoscono l’origine, vanno alle manifestazioni per i diritti dei lavoratori precari, studiano e quando possono cercano di organizzare attività per persone in difficoltà economica. Insomma, sono una coppia di hippie che cercano di vivere in maniera consapevole e credo sia anche per questo che è bello passare del tempo con loro.

Post scriptum: Forse il nesso tra Marco, Leila e le elezioni di oggi è un pochino labile, ma spero coglierete il concetto. Per tutto il resto ci sono la newsletter di Francesco Costa e gli articoli di Lorenzo Ferrari.

Piove, ed è subito autunno

Torino, one week into

A guy playing the piano upon my arrival at the station. Coffee on the terrace. A warm October light. Wicked Man’s Rest. Sunny parks. Wide roads and surprisingly few churches. Maps. Marco. Moncalieri and its magnificent square. Il Collegio and Carlo Alberto. Il Caffé Città. Long walks in the Valentino park. Marco, Leila, and Etta. Fencing, spada, Carlos. Late nights reading. Jón Kalman Stefánsson. Niels. Caponata. Il Balon. Ardberg. Agriturismo del Canavese. Museo del Risorgimento. Rain.

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