Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: matteo renzi

Chi ha voluto le primarie

Con tutta la stima per Bersani che ho già messo per iscritto domenica sera su Twitter, c’è una cosa su cui deve fermarsi un momento a fare uno sforzo di memoria, secondo me. Quando continua a rivendicare che le primarie le ha volute lui, che non è vero che è stato Renzi a chiederle e il consenso che aveva raccolto a imporle, che la scelta è stata sua eccetera, si è probabilmente dimenticato dei pezzi. Leggi tutto.

Mi viene il sospetto che forse dovrei votare Bersani

(e su Leila non abbiamo più nessun dubbio).

Andate a votare

Mi spiace molto non essere in Italia per votare alle primarie del Partito Democratico. Fino a tre mesi fa avrei votato per Pierluigi Bersani con discreto entusiasmo. Allora ero convinto che Bersani avesse assolto sufficientemente bene il compito che gli era stato assegnato due anni fa (quando, per inciso, io non lo votai, preferendogli Enrico Marino). Oltre a questo, e forse ancora più determinante, ero convinto che il programma di Matteo Renzi fosse alquanto evanescente.

Da allora sono cambiate almeno due cose. Anzitutto, il programma di Renzi ha preso consistenza. Continua a non essere entusiasmante, ma per lo meno é un programma politico con alcuni punti precisi, che condivido. Così come condivido alcune sue fondamentali scelte strategiche: quella di non correre né con Di Pietro, né con Casini, tanto per cominciare. Questa é una decisione fondamentale, che ritengo essere di enorme importanza per il futuro del Partito Democratico, se questo non vuole  fare la fine drammatica del Governo Prodi II. In secondo luogo, trovo abbietto il modo in cui l’intera classe dirigente del Partito Democratico si é chiusa a riccio contro Matteo Renzi con un astio inaudito e un’assoluta mancanza di capacità autocritica. Quelli che inizialmente erano attacchi virulenti e grotteschi sono diventati delle vere e proprie porcate. Mi spiace molto non essere in Italia a votare per Matteo Renzi, questa domenica.

ps: cliccate sui link, almeno gli ultimi due: ne vale la pena.
pps: qui le istruzione su come votare.

update: l’ineffabile Tommaso mi ha segnalato le istruzioni per votare dall’estero (qui: in effetti non era troppo difficile trovarle). Mi sono appena registrato e domenica voterò anch’io.

Il futuro secondo Renzi

Alla fine “riscopriamo il futuro come piacere e sfida” sarebbe proprio un bello slogan, sicuramente molto migliore di questo scimmiottamento di Obama.

All’improvviso, Matteo Renzi

Ieri sono andato a sentire Matteo Renzi qui a Trento.

Devo dirlo subito: io di Renzi non riesco proprio a fidarmi. E’ un politico smisuratamente narcisista. Non si tratta di ambizione, o del desiderio di essere rispettati. Queste caratteristiche sono comuni a tutti i politici, altrimenti non sarebbero tali. No, quello che muove Renzi é la voglia di essere una star. Potremmo dire che Renzi, a differenza di D’Alema, Bersani, Fini, o Maroni, tanto per dire, non é innamorato solo del potere (perché comandare é meglio di fottere, ci ricordava sempre il nostro professore Poggi). Renzi é soprattutto innamorato di sé stesso.

I suoi comizi politici, poi, sono una cosa terribilmente pop. Passi l’assenza di dibattito – il comizio é  impostato in maniera totalmente frontale, non vi é confronto, tutto segue la scaletta -, passino i video con Obama e Gorbachov, passi perfino Bono, ma se poi nei mi metti Roberto Baggio sullo stesso livello di Crozza e della Littizzetto, allora non ci siamo proprio. Insomma, Renzi fa della politica uno show. Il che, intendiamoci, non é necessariamente un male; ma forse anche sì.

In questi due elementi, nella personificazione e nell’iper-semplificazione del messaggio, trovo che Renzi ricalchi l’approccio alla comunicazione politica del triste modello Berlusconi. Ecco perché non mi fido. Detto questo, va dato atto a Renzi di aver riempito i teatri di persone giovani, donne, ragazzi. Al Partito Democratico serve proprio una persona capace di comunicare, soprattutto con quelle persone che la politica la seguono in maniera piuttosto distratta. Dipendesse da me, io Matteo Renzi lo farei immediatamente addetto stampa e comunicazione, magari assieme al fidato Giorgio Gori.

Ma Matteo Renzi non potrebbe mai essere addetto alla comunicazione di questo partito che, per come é fatto adesso, ancora non offre grandi spazi per quelle persone che non appartengono alla vecchia guardia del PCI. E’ proprio per questa ragione, probabilmente, che Renzi é particolarmente osteggiato all’interno del suo partito, come scriveva Stefano Menichini già qualche tempo fa.

Perché, per le cose dette alla Leopolda, al sindaco di Firenze sono state mosse dall’interno del Pd accuse di destrismo, neoliberismo, reaganismo e berlusconismo che non ci si sarebbe mai sognati di muovere a Walter Veltroni? Badate, so bene che il primo segretario democratico è guardato da molti nel suo partito con antipatia e dispetto paragonabili a quelli che si provano ora per Renzi. Trovo però clamoroso che si pensi di poter scagliare contro Renzi un armamentario polemico che contro Veltroni veniva al massimo sfiorato.

Eppure, per molti aspetti, il Lingotto veltroniano rappresentò rispetto alla linea tradizionale della sinistra una rottura di continuità ancora più netta della Leopolda renziana. Allora perché? L’unica risposta che trovo è la più inquietante. La più densa di presagi funesti, non per Renzi ma per il futuro del Pd. È una risposta che svela la insincerità delle accuse “politiche” a Renzi di volere cose di destra, accuse che del resto non reggono alla prima verifica del lungo elenco dei suoi cento proponimenti programmatici.

A Renzi si può dire che è come Reagan, Thatcher e Berlusconi messi insieme perché lo si può trattare da oggetto estraneo. Estraneo non al Pd, ma al Pci. Veltroni, per quanto male lo si consideri, è uno di famiglia, una famiglia dove una destra c’è sempre stata ed è sempre stata tollerata. Renzi no. A Renzi si possono tirare pomodorate ideologiche, e desiderarne fortemente l’espulsione, perché è un abusivo. Un ospite in casa propria che non si comporta secondo le regole di famiglia.

Credo che quest’astio, mosso da una paura profonda di quella che Renzi chiama ‘rottamazione’ e io chiamerei un legittimo ‘ricambio generazionale’, sia in sé un segnale piuttosto positivo. Personalmente, infatti, trovo che la classe politica cui Menichini fa riferimento, sia scoraggiante nel suo attaccamento estremo al ruolo che ha ricoperto – in maniera peraltro piuttosto fallimentare, giudicando dal numero di elezioni effettivamente vinte – per oltre due decadi. Trovo inoltre inopportuni gli strali di D’Alema, Fassina e tutti gli altri. E trovo assolutamente insopportabili i giochetti per assicurarsi che alle primarie votino soprattutto i propri fedeli (vedi: introduzione di varianti importanti rispetto ai regolamenti usati in passato, quali il doppio turno, l’obbligo per gli elettori di registrarsi in un luogo diverso dal seggio e di farlo entro il primo turno se vogliono votare al secondo). Proprio queste ultime misure, ridicole e irritanti, provocano in me l’effetto opposto a quello sperato e mi incoraggeranno non solo a votare alle primarie, ma anche a votare per  un candidato del quale fatico a fidarmi.

Quello che penso di Matteo Renzi