La via del latte

Una delle cose che più mi piacciono della Toscana è la varietà delle strade, colline e persone. Prendi la bici e scopri un mondo. In questi mesi mi sono fatto trascinare prima da Giallu e poi da Andrew con il resto del gruppo dell’ASD Florence by Bike. Ho riscoperto il Mugello e mi sono avvicinato alla Val di Pesa. Ho visto un daino che correva a Pratolino poco dopo il tramonto e ho sentito un branco di cinghiali che grugnivano felici andando verso San Polo.

Ho smesso di pedalare per tre settimane dopo aver partecipato, a fine giugno, alla Gran Fondo del Mugello, nota anche come La Via del Latte. La memoria di quella giornata è sfumata: quel poco che ricordo lo scrivo qui.

All’alba di domenica ho noleggiato una piccola utilitaria e con quella sono orgogliosamente riuscito a portare me stesso e la mia bici fino all’autodromo di Scarperia. Era il secondo di tre viaggi al Circuito del Mugello: era qui che avevo i miei due appuntamenti vaccinali tra metà giugno e fine luglio.

La Gran Fondo prende il via sulla griglia di partenza. Pedalare nel circuito è divertentissimo. Mi sono meravigliato di due cose: il contorno (l’orizzonte mugellaneo è densamente popolato di monti e montagne) e le rampe a salire, a scendere, e a salire di nuovo (in televisione non si notano). Dei primi chilometri, attorno al lago di Misurina, ricordo un solo dettaglio, assai prosaico: mi stavo per pisciare addosso. Alla fine ho deciso di fermarmi per una sosta tecnica, perdendo la scia del gruppo velocissimo con cui stavo.

La prima salita, quella del Passo della Futa, la conoscevo già, avendola fatta un mese prima sotto la pioggia. Quella volta rincorrevo Lorenzo, Stefano, Mark, Francesco, John, ed Andrew. Li superai senza accorgermene e da lì fu Andrew che iniziò a rincorrere me. Questa volta è altrettanto divertente, ma più asciutta. La discesa è velocissima, poi da Firenzuola parte una strada arzigogolata che scende lungo il corso del torrente Santerno. Il paesaggio è lunare e bellissimo: ci sono delle gole, delle insenature, degli arbusti e tante rocce. Potrebbe essere lo Utah, ma è il Mugello. Io ho fatto questo viaggio in compagnia di un drappello di sudamericani che viaggiavano veloci. A un certo punto una curva secca a destra, si risale.

Il Passo del Paretaio mi ha divertito tantissimo. A inizio salita ho dovuto lasciare il gruppetto con cui ero per fermarmi a fare pipì (eh, lo so). Poi però mi sono attaccato alle ruote di un gruppo composto principalmente da ciclisti di due club: Ciclomani e Vitam-in. Andavano su come le frecce e io mi sono goduto tutti i tornanti con loro. Discesa, breve pianura a Palazzuolo sul Senio, e poi l’ultima salita verso il Passo della Sambuca. Questa non me la sono proprio goduta. Faceva caldissimo ed ero rimasto solo. A tre quarti salita c’è una croce, ma la fine è ancora lontana. Ad ogni buon conto, sono arrivato fino su a Prato all’Albero, dove pingui famiglie arrivate in macchina dall’altro versante banchettavano spensierate.

Da lì sono stato fortunatissimo a trovare un gruppo compatto, con dodici ciclisti della stessa squadra – credo fosse il Team Gastone Nencini, ma chissà. Attaccandomi a loro, mi sono fatto gli ultimi quindici chilometri a tutto gas, senza soffrire troppo il caldo e la fatica. Ho finito i 125 chilometri in poco meno di cinque ore e mezza, tenendo un ritmo sopra i 25 chilometri orari. Chissà quanto ci avrei messo senza tutte quelle soste-bagno.