Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: netherlands

Freaks

Utrecht Central Station has become a war zone. It is like the survival of the fittest; the massive construction work all over the place has made people into beasts, including myself, shamelessy placing any bikes not locked onto things sticking into the ground in other, shitty spots, or more like throwing them away wherever, so your own bike can be placed in their nice spot. The world is quite fascinating once you work fulltime. The whole routine of stations and trains is a world on its own. I noticed that train people working in The Hague are quite different than train people to Amsterdam, where I had my internship the first half of this year. People working in Amsterdam are hip, cool, young, relaxed, they look healthy, wear bright colours and talk loudly. People working in The Hague look faded, exhausted, old, and grey. I think it’s because they work for the government. I already earned my reputation here. I am wearing my colored panties as much as I can, my red skirts and printed dresses, and I put on my blue mascara, so my colleagues already love me (next to being shocked). I am trying to conquer the greyness in this way.

Next time I will write you about my new theory that people do not stem from apes, they are in fact secretly related to ducks.

Iris

Diario di un viaggio in Olanda: day three

1 gennaio 2012

10.15: sono su un treno che va all’Aja. Jasper mi ha convinto: lascio un decina di cadaveri a dormire nel basement mentre mi dirigo verso il Mare del Nord. Con me Jasper, Nicolas, Joe, Suzanne.

11.30: sono all’Aja. Cielo plumbeo, masse di ubriachi che si dirigono verso il mare. L’arrivo e’ sorprendente: le case si aprono improvvisamente sull’acqua, verso il grande freddo e i ghiacci perenni. Vorrei tornare a dormire.

11.45: siamo scesi nell’arena. Migliaia di persone (10.000?), musica, stand. Tutti indossano il cappellino rosso regalato dall’organizzazione. Dovrei spogliarmi ma fa troppo freddo.

11.55: mi sono tolto due volte la giacca, ma ho sempre dovuto rimetterla. Saranno una manciata di gradi sopra lo zero. Saltiamo e balliamo tentando di scaldarci. Nicolas e’ gia’ nudo, anche Jasper (che pero’ indossa un didl tedesco al posto del costume).

11.58: penso di essere pronto. Le mie mutande di Babbo Natale mi infondono il coraggio necessario.

11.59: corriamo in acqua, so che mi aspetta una sensazione atroce: non penso più a nulla. Probabilmente i kamikaze giapponesi  provavano qualcosa di simile sessant’anni fa.

12.15: sono ancora vivo. Buttarsi in acqua e’ stata una sensazione mortale; in compenso, l’uscita e’ praticamente al caldo. Siamo entrati per due volte. Attorno a me persone con la faccia sconvolta, ma felice. Ci rivestiamo faticosamente a andiamo a prendere una zuppa calda ai banchetti dell’organizzazione.

12.50: le gambe tremano ancora, ma sono sul treno verso Utrecht.

15.00: doccia calda.

16.15: usciamo a farci un giro. Andiamo in al Cafe Olivier, ricavato all’interno di una chiesa sconsacrata.

18.30: di nuovo a casa, questa sera cena italiana. Ci mettiamo al lavoro con Marco, Teddy, Patrick e Fabio. Menu: antipasti di piadina, salame e formaggio; amatriciana; degustazioni di affettati; piadina alla nutella con shot ti Bailey’s.

20.00: la cena procede bene, c’e’ chi mangia in cucina e chi, invece (i piu’) sono accampati in giardino attorno al fuoco.

22.00: iniziamo con un massive round di shot.

23.45: ormai tutti ballano in cucina. Luci stroboscopiche, piano bar, vetri appannati: c’e’ un po’ di tutto.

02:00: vado a dormire.

Diario di un viaggio in Olanda: day two

31 dicembre

11.00: Siamo svegli e ci muoviamo verso Amsterdam. Sulla strada per la stazione incontro Lisa, che e’ appena arrivata da Panama.

13.45: Amsterdam e’ bella come la ricordavo, e anche Fabio ne e’ subito conquistato. Facciamo un giro rapido, forse troppo superficiale, per le vie attordo a piazza Dam. Pranziamo in un ristorante un poco troppo caro. Poi in Kalverstraat, in mezzo a migliaia di persone, incontriamo Helene, Chloe e Celine.

15.15: Il quartiere a luci rosse di giorno perde gran parte del suo fascino. Decidiamo di farci una fumatina pomeridiana molto leggera a mo’ di assaggio, ma i Coffee shop sono tutti irrimediabilmente pieni.

16.15: Abbiamo trovato un Coffee Shop con alcuni posti liberi.

16.25: Fabio sta iniziando un trip. Marco e Teddy, intanto, dicono di non sentire alcun effetto.

16.35: Fabio e’ “preso malissimo” (cit. Fabio, 2011). Si guarda le mani e dice che sono davvero grandi. Poi appoggia la testa sulle braccia e chiude gli occhi. Mi guarda beato e fa cenni d’assenso con la testa.

16.45: Devo andarmene dal Coffee Shop: la mia amica francese Elena mi aspetta dall’altra parte della citta’, in Rembrandtplein. Fabio e’ chiaramente in un altro universo, ormai: lo affido a Marco, Teddy e Patrick, che invece stanno benissimo e sono gia’ alla seconda space cake.

17.20: Rivedere Elena e parlare con lei dopo due anni e mezzo e’ bellissimo. Andiamo nel bar universitario australiano che e’ molto affollato. Ci sono anche due sue amiche che vengono da non so dove, che lei ha conosciuto in Australia dove ha studiato. Intanto, mi chiama Marco e mi dice che hanno dovuto andarsene dal Coffee Shop e stanno tornando a Utrecht.

17.50: L’atmosfera e’ bellissima e mi fermerei volentieri, ma devo avviarmi verso la festa che ci aspetta a casa di Jasper. Alla stazione dei treni incontro di nuovo Helene, Chloe e Celine. Anche loro sul treno per Utrecht.

18.25: Mi ha chiamato Marco e ha continuato a ridere ininterrottamente per un minuto e mezzo. Sospetto qualcosa.

19.00: Arriviamo a Utrecht e camminamo verso la casa di Jasper. In una strada della citta’ troviamo quattro italiani che ridono e fissano un muro. Fabio, Marco, Teddy e Patrick si incamminano con noi verso il party. La notte e’ giovane, io sono l’unico sopravvissuto al Coffee Shop.

19.15: Siamo arrivati, la festa e’ gia’ iniziata. Ci saranno circa 35 persone. Ci dobbiamo fare la doccia, ma Teddy e Marco continuano a ripetermi “oddio, non ce la posso fare, oddio”, fissano nel vuoto, mi guardano, ridono, fissano le altre persone, fanno continuamente le stesse operazioni (aprono e chiudono la valigia, vanno a salutare Iris, aprono e chiudono la porta del bagno). Situazione difficile, ma sotto controllo.

19.35: Esco dalla doccia e mi fermo a parlare con Iris e Stephanie. Teddy, che aspettava per la doccia, resta a contemplare il vuoto con occhi sognanti.

21.00: La festa decolla. Marco, Teddy e Patrick sono fuori forma, per cosi’ dire, ma mantengono il contegno. Suzanne intanto mi dice che ha visto Marco che girava in tondo e gli ha chiesto se cercava qualcosa. Lui risponde di si’, allora lei gli chiede cosa stesse cercando e lui risponde: “non lo so” e le scoppia a ridere in faccia.

21.45: Sto facendo qualcosa ma non ricordo cosa.

22.30: Balliamo. La mezzanotte e’ vicina, e noi corriamo veloci.

23.45: Tutti in cucina, ho un magnum di champagne in mano. Musica e cinquanta persone in una manciata di metri quadrati. Luci stroboscopiche, o forse quelle me le sto immaginando io.

00.05: Champagne sulla folla. Mi sento un pilota di Formula 1. Ho alcool ovunque, ma c’e’ chi e’ messo peggio di me.

00.15: Tutti in strada, fuochi e botti. Abbracci e meditazione.

00.25: Iris mi dice di seguirla sul tetto. Qui e’ bellissimo. Fuochi d’artificio ovunque. Sono pazzi questi olandesi. Da ogni parte di guardi, ci sono luci e gente che spara nel cielo. Dominiamo la citta’. Mai visto nulla del genere se non nei film. E’ bellissimo.

00.45: I dirimpettai (quelli della casa dall’altra parte della strada) ci guardano da un po’. Una ragazza perde la pazienza e spara quattro razzi ad altezza uomo verso la loro finestra. Fortunatamente e’ ubriaca e manca l’obiettivo.

01.30: Torniamo di sotto. C’e’ chi balla, chi parla. Alcuni iniziano ad andarsene.

02.00: Tutti nel basement, ora.

03.15: Siamo cotti. Fabio si e’ addormentato. Marco fa cose strane. Patrick mi dice che dobbiamo andare a una festa, poi pochi minuti dopo mi chiede dove ci troviamo. Nicolas ha una faccia stravolta mentre parla al cellulare con qualcuno. Anche io inizio a chiudere gli occhi.

03.45: Vado a dormire. Nel basement con me dormono Fabio (vestito sul divano), Teddy, Marco, Patrick (divano), Chloe (divano), Helene, Celine, Joe, Nicolas (divano). Nel raggiungere il materasso cado su un paio di cadaveri addormentati e rovescio una bottiglia di birra. Buon anno a tutti, e’ stato un 2011 a tratti difficile, ma che restera’ positivamente impresso nella mia memoria. Amo la vita, amo le persone che incontro, sono felice.

Diario di un viaggio in Olanda: day one

30 dicembre

Lorenzo e Fabio a Trento, Marco, Teddy e Patrick da Bologna, una Multipla da Bolzano, obiettivo ultimo: Utrecht.

9.45: Marco, Teddy e Patrick sono arrivati a Trento. Ci muoviamo. Abbiamo due ore di ritardo sulla tabella di marcia.

10.15: La segnaletica preannuncia neve tra Vipiteno e il Passo del Brennero.

10.35: Nevica.

11.10: Nevica moltissimo. Praticamente bloccati per la strada, cumuliamo già un ritardo galattico.

13:25: Baviera, finalmente. Cadono ancora fiocchi sparuti, ma il cielo e’ ora luminoso e la strada pulita.

16.30: Due ore a tutta non bastano a ricucire il ritardo. Siamo bloccati in una lunghissima coda prima di Stoccarda. Lorenzo suona inavvertitamente il clacson mentre siamo fermi in colonna, poi facciamo tutti la pipi a bordo strada. Fabio constata con disgusto che “siamo molto italiani”.

18.15: Superate Stoccarda e Karlsruhe. E’ notte. Puntiamo su Francoforte e poi Koln. Le autostrade tedesche sono praticamente prive di illuminazione. Teddy si sorprende nello scoprire che la Zelanda Olandese sta per scomparire, invasa dalle acque. Ci chiediamo se allora, forse, la Nuova Zelanda tornerà ad essere solo Zelanda.

19.50: Siamo stravolti. Teddy e Patrick dormono nei sedili posteriori, Fabio e Lorenzo si alternano alla guida, Marco prova a tenere alta la concentrazione parlando di cantanti trentenni alcolizzati, piadine e free software.

20.35: Teddy si risveglia bruscamente e chiede se siamo a Baduz.

22.15: Olanda, finalmente. Ci fermiamo in una piazzola dopo il confine e brindiamo con delle Red Bull. Una macchina accosta e spara quattro razzi nel cielo. Segnali positivi, ripartiamo effervescenti.

00.35: Siamo arrivati a casa di Jasper. All’entrata ci sono circa sessanta casse di birra. Ritrovo Jasper, Nicolas e Iris. La casa e’ una student house per venti persone a quattro piani, con ampio giardino e basement, che poi e’ il posto dove ci sistemiamo noi. Iniziamo subito a bere.

03.00: Irish pub della città con Iris. Utrecht e’ bellissima, proprio come la ricordavo. Semplice, pulita, romantica, protestante. Ora pero sarà tempo di riposare un poco. Tutti sui divani, Teddy a terra con il suo materassino.