Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: paris

Libri di fotografia

Ho già detto della nostalgia per Parigi, che era facilmente preventivabile. (Meno preventivabile quella per Neuchatel, ma per adesso non intendo scriverne). Vorrei però aggiungere una cosa importante: a Firenze, a differenza di Parigi, è difficile trovare libri di fotografia. C’è un abisso, sia in qualità che in quantità del prodotto offerto. E chissà, ora che ci penso, se qualcuno ha mai fatto una ricerca sulla densità di libri per abitante. Si potrebbero prendere diverse misure: quelle dei libri tenuti in casa, quelle dei libri venduti in librerie, e quelle dei libri venduti in librerie dell’usato e mercatini, oltre ovviamente a un indicatore aggregato e agli indicatori per categoria (libri di fotografia, libri gialli, libri di viaggio…). Quante belle cose si scoprirebbero da una ricerca del genere. Pur non dispondendo di dati empirici, posso comunque affermare con sicurezza che l’abbondanza libresca di mercati e mercatini parigini fa impallidire la timida ed affatto variegata offerta fiorentina.

La rentrée

Sono un nostalgico, a tratti anche piuttosto patetico, quindi non c’è da sorprendersi se a Parigi provassi nostalgia di Firenze e a Firenze provo nostalgia per Parigi.

In queste giornate di inizio settembre la nostalgia per Parigi è più acuta. Credo di non aver mai amato queste settimane dell’anno, tranne nel periodo trascorso tra la svizzera e Parigi. Per me , la rentrée è stata anche l’inizio della stagione dei concerti in città, il ritorno alla Filmothèque, l’attesa per i nuovi libri di prossima pubblicazione, le mostre in programma nei mesi a venire e le conferenze al College de France. Quando ci penso razionalmente mi rendo conto che ci sono moltissimi aspetti di Parigi che la rendono una città difficile da vivere. Ma ogni tanto, soprattutto adesso, mi piace cullarmi nella nostalgia per gli eventi culturali e per il modo in cui permeano la vita cittadina, occupando i manifesti pubblicitari, le conversazioni nei caffé, gli intermezzi su radio FIP e le colonne dei giornali.

Il parrucchiere dei cani

Sulla strada dove abitavamo io e Arianna nel quartiere di Jules Joffrin a Parigi lavora un parrucchiere dei cani. Quando uscivo di casa non mancavo di guardare attraverso il vetro del suo studio; anche perché la tendina rosa rimaneva quasi sempre aperta, quasi fosse un invito ad ammirare quel che succedeva all’interno. I cani stavano a quattro zampe su un tavolino, beati, mentre lui tagliava veloce il pelo con mano sicura. Mi sono chiesto se desse loro qualche tranquillante prima di iniziare il servizio. Non credo. Ogni tanto penso ancora a quei canini e alla loro espressione paciosa. Chissà cosa frullava nella loro testa durante quelle sessioni di taglio.

Tables and chairs

There is a reason why all of my recent posts were about Paris: from 1 April 2021, Arianna and I no longer live there. In this post I will tell you about our final 24 hours there.

On the late afternoon of Sunday, we ride to Saint-Denis. This is our last chance to visit Atelier Baptiste and Jaina, our two neighbours we got to know thanks to the pandemic. In Spring 2020 we looked out of our windows clapping, at 8pm sharp. This is when we started to wave at them, since they live right in front of us. Then, in June, once the lockdown was lifted, we met at Patakrep, in Place Petrucciani, during a warm early summer evening. It has been almost one year since they first invited us to visit their Atelier. Finally, we go.

The Atelier is an incredible place: located along the Canal de l’Ourcq, in front of the Stade de France, in the first banlieue north of Paris. The Atelier is part of an old abandoned factory, with four rows of low, red-brick houses, each occupied by a group of artists: sculptures, cartoonists, web-designers, painters, blacksmiths, etc. There are two large streets with small tables where scattered groups of people sit to drink a beer and smoke a cigarette at sunset. Baptiste and Jaina welcome us in the house they share with eight other artists. They work on the clay, and guide us through their latest creations. We leave the Atelier late in the evening.

Monday is our last day in Paris, and it is sunny. We finish painting the apartment and we leave outside our furniture: it is gone in less than thirty minutes. Same story for the food that we deposit in the Frigo Solidaire outside La Cantine du 18e: an initiative to learn from. We go to have lunch along the Canal Saint Martin, near Place de la Republique, with Marco and Estelle. In the afternoon we bid farewell to the owner of the house. She has been rather unpleasant with us for some time now, but shortly before leaving she opens up about her troubles. Each person travels with their baggage, and sometimes it can be very heavy to carry.

The house is pretty empty now. We dine on the small table, one of the last things left in the apartment, right next to the window. In front of us we see Baptise and Jaina, and wave at them one last time. When they close their window, Arianna notices a reflection. It looks like there is someone walking on the roof of our house. Isn’t that weird? Curious, we leave the apartment and walk all the way up the stairs. There is a small ladder that leads to a manhole. When we put the head out, we are mesmerised. We can walk on the roof.

Sunset in Paris, a view on the whole neighbourhood, Butte Montmartre bustling with little lights. Four people are having drinking beer and smoking on the roof. They welcome us there. (They are down-to-earth, funny, half-French, half-Russian, half-Swiss, half-Argentinian. Could have become fantastic friends, if only we’d met earlier). This is quite a shocker. I spent much of the last twelve months complaining about the lack of space and light in our apartment. I did not know that we had one hell of a terrace at our disposal. I could cry about it, or laugh. Arianna and I decided to take it as a final gift, our grand Parisian finale.

Sacré-Cœur

Con circa 10 milioni di visitatori all’anno (prima dell’inizio della pandemia), la Basilica del Sacro Cuore di Montmartre a Parigi è il secondo monumento storico più visitato in Francia dopo Notre-Dame de Paris. Tanto per capirci, l’afflusso di persone che salgono in cima a butte Montmartre, dove si trova la Basilica, è superiore a quello di persone che si recano al Louvre e alla Tour Eiffel.

Fino a poco tempo fa ignoravo che questa basilica è particolarmente divisiva nel dibattito francese. La struttura che vediamo oggi fu eretta dopo la Comune di Parigi del 1871: secondo un decreto dell’Assemblée nationale del 24 luglio 1873, la costruzione dell’edificio serviva a “espiare i crimini della comune .. e affermare l’ordine morale”.

Non a caso, il diciottesimo arrondissement è uno dei quartieri più popolari di Parigi e anche il luogo in cui il 18 marzo 1871 il popolo parigino si era sollevato. Il 24 maggio 1873, François Pie, vescovo di Poitiers, avanzò il desiderio di rinnovamento spirituale della Terza Repubblica, espresso attraverso il “Governo di Ordine Morale” che collegava le istituzioni cattoliche a quelle laiche, in “un progetto di rinnovamento religioso e nazionale, le cui caratteristiche principali erano la restaurazione della monarchia e la difesa di Roma all’interno di un quadro culturale di pietà ufficiale”, di cui la basilica del Sacro Cuore avrebbe dovuto essere il principale monumento. Vista da questa prospettiva, l’imponente struttura che domina sul diciottessimo arrondissement assume un significato vagamente minaccioso.

Grazie ad Aurélie, ho scoperto che tre anni fa un parigino propose, nel quadro di un bando partecipativo della città di Parigi, di radere al suolo la basilica. Fu il progetto più “likato” di sempre. La sindaca Anne Hidalgo non diede però seguito alla proposta.

Rue Riquet

Il nome di questa strada è dedicato all’ingegnerie che contribuì all’apertura del Canal du Midi, nel sud della Francia. Si tratta di una via di transito, che dal popolare quartiere di Max Dormoy porta al famoso canale della Villette. Ci cammino nel pomeriggio del mio ultimo giorno a Parigi. E’ una giornata di sole, forse la prima giornata di primavera. Moltissimi inquilini del palazzo sul lato esposto a sud sono alla finestra o sul balcone di casa. C’è chi fuma una sigaretta, chi guarda per strada, chi prende la tintarella. Visti dalla strada sembrano appartamenti popolari, comunque molto piccoli. Tutto questo fermento alle finestre fa venire voglia di viverci. Ai piani alti probabilmente arrivano forti le voci di chi ha preso bevande d’asporto ai caffé ancora chiusi per via del confinement e delle persone che giocano a pétanque lungo il canale. Alle 19:00, pressapoco in coincidenza del tramonto, scatterà il coprifuoco e questa strada sarà teatro di un esodo veloce delle persone che devono frettolosamente lasciare il canale, come me. Adesso però pulsa d’attività e di colori; e io registro una foto mentale, che porto via con me.

Place Petrucciani

Paris, early June 2020, twilight.

It’s been a week since the French authorities have lifted the lockdown. From our apartment, in Rue Sainte-Isaure, Arianna and I can hear people chatting and having a beer in Place Petrucciani, just down the road.

It’s a festive atmosphere. We love the square. Small, unpretentious, dedicated to the author of (among other feats) this moving performance, it brings together three different bars, one supermarket, and one bakery. It just got a beautiful restyling after this lockdown: people cannot spend time indoor, so the bars are allowed to expand their outdoor area and reclaim space from the cars that would otherwise make their way through the square.

A rainstorm suddenly breaks out. It’s a deluge. As the rain pours down from the sky, we go to the window and watch, and so do our neighbours. We are in awe. Normally, the people in the square would run away and seek shelter. But not this time: having spent the last three months locked inside their houses, they are thrilled to get a good shower and dance. Watching from our window, we wish we were there with them.

Itinerario fotografico a Parigi

Marais

Qui ci sono due piccole gallerie, una grande galleria, un grande museo e due negozi. Le piccole gallerie dove ci sono mostre di grande qualità sono la Polka Galerie e la Fondation Henri-Cartier Bresson. Sono poco lontane l’una dall’altra. Poco più a sud, scendendo verso la Senna, la Maison Européen de la Photographie ospita regolarmente grandi mostre. Nella stessa area, al Centre Pompidou è sempre possibile trovare due o tre mostre fotografiche. I negozi che mi sono segnato sono Images et Portraits all’interno del Marché des Enfants Rouges (per stampe e cimeli) e Comptoir de l’Image (per libri).

Montmartre

Qui c’è la sede di Magnum Photos , che è sempre possibile visitare e ha periodiche esibizioni. A Le Bal  c’è un’originale selezione di libri, e un bello spazio per leggerli.

Altri arrondissement

Vicino a Gare de l’Est c’è una libreria specializzata in fotografia: La Comete. Nella zona di Odeon, La Chambre Claire ha una selezioni di libri rari. La maggior parte delle mostre fotografiche che ho visto a Parigi le ho visite a Jeu de Paume, a Concorde. Infine, a Hotel de Ville capita talvolta di trovare una mostra di fotografia.

Paris, 1922-1941

In the interwar period, Paris became home to many of the two million migrants and refugees who found their way to France – Armenian, Eastern, Southern Europeans, Russians refugees from genocide and civil war, those persecuted by European fascism came to Paris in the 1930s. Through the various communities of newcomers, Paris became a mosaic of migrant inscriptions that were in dialogue, built on one another and changed Paris forever.

Among the refugees living there, Fred Stein (who took the picture below and many others), Paul-Adolphe Löffler (who wrote the text below), Hanna Arendt, Alfred Kantoriwicz, Bertold Brecht, Albert Einstein, and Thomas Mann.

Les jours passent, incolores, sans événement. C’est seulement le soir quand nous sommes ensemble que je sens la chaleur de la vie. Elle est gentille, Ilonka, elle ne se plaint jamais d’étre obligée de se lever de bonne heure; å midi, elle déjeune d’un cornet de frites en se promenant dans the rue. Samedi aprés-midi, elle fait la lessive. Que je hais cette société dans laquelle nous vivons! Vivons? Existons. Nous existons obscurément dans la ville lumiére. Nous et d’autres milliers.

Paul-Adolphe Löffler

Pont de Bir-Hakeim

An iconic bridge, which I did not really know until I took the photo below. It crosses the Seine, just steps away from the Tour Eiffel, passing through a small island, the Île aux Cygnes. I sent the photo to Erik, who gave me a few tips on how to improve it. Here is what he said:

A couple of things that comes to my mind. To attract more attention to the silhouettes, it would be best to have just that in the frame. Everything else is a bit of a distraction. In order to get that, you have to have a telelens or crop the picture. Here the blackness of the bridge is the border of your photo, the frame. Alternatively, if you don’t have a telelens, or you really like the bridge to be recognized by the viewer as a bridge, then it is best to show the whole situation. As a viewer I get an understanding of what is going on. And most importantly, some perspective. Because of the foreground, like the tree and the bushes down low. When you only want the silhouettes in frame, there is less need of perspective. Because there is less distraction.

I followed this advice, cropping the picture as suggested. This is the result.