Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: partito democratico

Tempo pessimo per votare

Tempo pessimo per votare, si lagnò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici dopo aver chiuso violentemente il parapioggia inzuppato ed essersi tolto un impermeabile che a ben poco gli era servito nell’affannato trotto di quaranta metri da dove aveva lasciato l’auto fino alla porta da cui, col cuore in gola, era appena entrato.

Vorrei condividere con voi le mie riflessioni sul voto di domenica 4 marzo per il rinnovo del Parlamento italiano. Lo faccio in continuità con gli appunti scritti nel 2012 per le primarie del Partito Democratico, nel 2013 per le politiche, nel 2014 per le Europee, nel 2015 per il referendum sulle trivelle e nel 2016 per il referendum costituzionale.

Premetto che ho seguito poco la campagna elettorale, sia perché non ne avevo il tempo (a differenza di altre volte), sia perché abito all’estero (e dunque mi giungono solo gli echi di dibattiti che, immagino, in Italia siano invece assordanti), sia perché all’alba dei trent’anni ho finalmente capito che la maggior parte dei comizi, dei talk show e delle interviste rilasciate da politici lasciano il tempo che trovano (meglio guardare ai programmi dei partiti e a quello che hanno combinato negli anni).

Premetto anche che la nuova legge elettorale è assurda. Io che ho una laurea in scienze politiche e che ho dedicato ore a studiarla non riesco ancora a capire come funziona.

Detto questo, voterò Partito Democratico per una ragione molto semplice: penso che negli ultimi cinque anni i suoi esponenti al Governo e in Parlamento abbiano fatto approvare numerose riforme di cui avevamo bisogno. Ve ne cito alcune: legge sulle unioni civili, legge per l’assistenza delle persone con disabilità grave prive del sostegno famigliare, bonus economico per i nuovi nati, abolizione dei co.co.pro, creazione dei PIR per investimenti finanziari dedicati alle imprese italiane, legge sul divorzio breve, legge sull’obbligatorietà dei vaccini, legge sul biotestamento, legge contro il caporalato, legge per aggiornare i livelli essenziali di assistenza del sistema sanitario pubblico, legge sulle unioni civili, legge per l’assunzione di oltre 100.000 professori precari nel sistema scolastico pubblico, legge per l’aumento delle risorse per il Piano Nazionale contro la violenza sulle donne fino a 30 milioni di euro.

Vi dirò. Anche a me è passato per la testa di votare contro il Partito Democratico e per tre ragioni almeno. Prima su tutte, la spocchia, l’antipatia e l’arroganza del suo segretario (lo dico da sempre, eh, mica da quando ha iniziato a perdere) e di alcuni personaggi abietti che popolano il partito e, ahinoi, il Parlamento. Sono stato tentato di non votare  Partito Democratico anche perché, a differenza del passato, non sono state organizzate le primarie (che figuraccia, Matteo Renzi: ti è andata bene che questa decisione sia passata sottobanco). Sono infine deluso dalla mancanza di forza nel portare fino in fondo la legislazione sullo Ius Soli e dalla decisione di approvare questa sgangherata legge elettorale. Sono sicuro che ci sono tante altre riforme che si sarebbero potute fare meglio. Così non è stato: pazienza. Al netto di tutto, se ripenso a come stavamo nel 2013, è mia opinione che il Partito Democratico abbia confermato di essere una forza politica in grado di farsi carico della responsabilità di governare un Paese grande e complesso.

Ho pensato a lungo se votare +Europa: nonostante abbia il nome di un multivitaminico da comprare in farmacia, questo partito ha un valido programma di governo e una leader valorosa. E tuttavia non sono convinto dai candidati della circoscrizione dove voto, reputando maggiormente credibili i notabili locali del Partito Democratico. Risiedessi altrove sarei felice di votare +Europa. Cambia relativamente poco, alla fine, dato che i due partiti fanno parte della stessa coalizione.

Vorrei invece spendere qualche parola sugli altri partiti che hanno delle realistiche speranze di andare al governo. Se volete ancora votare per Forza Italia dopo tutto quello che è successo negli oltre quindici anni in cui Berlusconi è stato il nostro primo ministro le possibilità sono due: o siete degli sciocchi oppure siete in malafede. In entrambi i casi credo sia inutile iniziare un dibattito con voi. Tutto sommato, invece, posso capire chi voterà Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e altri partiti sulla base di un malcontento economico e sociale. L’Italia di oggi rimane un Paese svantaggiato rispetto ad altre realtà in Europa. C’è poco lavoro anche se poi, paradossalmente, chi ha un impiego è costretto a orari folli e con salari bassi. Le periferie sono spesso lasciate a se stesse. Gran parte del denaro pubblico viene sprecato in maniera balorda. E via dicendo. Ecco. Molti pensano che la causa di tutto questo sia l’attuale governo. Io, invece, credo che il Partito Democratico qualche colpa ce l’abbia, ma che moltissime responsabilità ricadono sul governo di Berlusconi che, come accennavo prima, dal 1994 al 2011 ha portato quello che era uno dei Paesi più benestanti d’Europa a un passo dalla bancarotta, cioè a un passo dal momento in cui i soldi che avete in banca non valgono più niente e tutti i nostri aeroporti, spiagge, musei e beni pubblici devono essere venduti a prezzi stracciati a governi stranieri. Voi adesso l’avete dimenticato, ma Lega Nord e Fratelli d’Italia sono stati parte di quel governo. Per dire: l’attuale legge sull’immigrazione, tema particolarmente caro a questi due partiti, l’hanno fatta proprio loro (la Bossi-Fini, che per inciso è un orrore). Credo, infine, che il Movimento 5 Stelle abbia dei meccanismi interni che sono alieni ai principi democratici e ritengo anche che gran parte dei candidati presentati in Parlamento siano persone prive della competenza e della preparazione necessaria per rappresentare un Paese che, come scrivevo sopra, è molto grande e complesso.

Non mi dilungo su Liberi e Uguali perché è un partito i cui rappresentati hanno seduto al governo per quattro anni e invece di lavorare costruttivamente alle riforme di cui sopra hanno avuto come unico obiettivo quello di sfiancare il segretario che loro stessi avevano democraticamente eletto. Gente come Grasso e d’Alema sono il corrispettivo politico di quella marmaglia che ogni tanto faccio l’errore di portare in montagna con me: invece di ringraziarmi per aver predisposto tutto e camminare tranquilli godendosi il paesaggio, passano ore e ore a lamentarsi della sete e delle pendenze scoscese.

Insomma, eccoci qui. Alla fine sono d’accordo con Paola Peduzzi: “il voto schizzinoso, svogliato, per dare un segnale (ma a chi?), col naso turato, sognando chissà quali alternative, non fa per me”. Voto convinto per la coalizione guidata dal Partito Democratico e lo faccio con gratitudine verso Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Benedetto Della Vedeva, Pier Carlo Padoan, Ivan Scalfarotto e Francesco Palermo (sono tutti uomini: mi spiace). Spero si vinca, ma so che sarà una mazzata colossale e da domenica sera si salvi chi può.

Voto Partito Democratico

Come ogni elezione precedente anche questa volta pubblico sul blog la mia intenzione di voto.

All’elezione del Parlamento Europeo di domenica 25 maggio voterò Partito Democratico e lo farò con convinzione perche condivido il modo in cui finalmente questo partito ha lavorato in maniera coesa, impostando un discorso sull’Europa che apprezzo. Sono contento del modo in cui il partito ha avanzato proposte serie in fatto di immigrazione e cittadinanza. Pur sapendone relativamente poco, mi pare di capire che il PD sia inoltre l’unico schieramento ad avere avanzato proposte realistiche in tema di politiche fiscali e monetarie.

In materia di alleanze, non mi dispiacerebbe poter contribuire a rafforzare le fila del gruppo dei Verdi nel Parlamento Europeo, ma il PD ha deciso di aderire al gruppo dei Socialisti Europei. Si tratta comunque di un passo in avanti importante e cui parte del merito va attribuita all’attuale segretario, che ha compattato il partito precedentemente diviso Socialisti Europei e Alleanza dei Democratici e Liberali. Con il mio voto per il PD, sono contento di dare una preferenza per Martin Schulz come candidato del gruppo socialista alla guida della Commissione europea. Dopo alcune riflessioni, mi pare sia il candidato più solido tra i cinque in corsa.

Il meglio deve ancora venire

Alcune considerazioni veloci ora che Matteo Renzi ha sostanzialmente sfiduciato Enrico Letta. La storia la sapete tutti. Io parto da qui: per due mesi Renzi ha promesso urbi et orbi che a lui di fare il primo ministro non gli interessava. Anzi, proprio non lo voleva fare. Io m’ero fidato; vabbé poi a ben pensarci m’ero fidato anche di Mario Monti quando prometteva “il mio orizzonte é il 2013: dopo questa legislatura mi faro da parte“. E io che mi fido e mi ri-fido, anche perché ho scoperto che in fondo sono un buonista, alla faccia dell’andreottiano pensar male: io, in linea di principio, mi fido delle persone.  Ma questo é un problema mio, e pazienza. Mi chiedo, invece, come mai queste persone di buona volontà mentano così platealmente, davanti a tutti, davanti alle telecamere, per iscritto. Ci é voluto del tempo a Mario Monti per capire di aver bruciato un enorme capitale politico con la sua salita in politica. E a Renzi quanto ci vorrà?

Sugli eventi odierni leggerete molti altri articoli nei prossimi giorni, quindi non ha senso che io le commenti da un punto di vista politico. Vorrei dirvi solo quel che penso, essendo stato un onesto difensore di Matteo Renzi dall’autunno del 2012. A me, come immagino anche ad altri, pare che questa manovra (perché di manovra si tratta, non di una semplice decisione: oggi appare chiaro che Matteo Renzi, almeno negli ultimi giorni, abbia seguito una strategia) sia incomprensibile. Mi vengono in mente almeno quattro ragioni, così su due piedi: (I) appare oggi chiaro che Matteo Renzi ha mentito per tre mesi (II) questa vittoria politica é in lacerante contraddizione con il messaggio politico che é  stata la benzina del segretario PD, dal 2012 ad oggi (III) in una repubblica parlamentare sana il primo ministro lo si sfiducia in Parlamento, non nelle aule di partito (IV) non ci sono nuovi elementi che giustifichino perché Enrico Letta vada sfiduciato oggi (e non all’indomani dell’elezione di Matteo Renzi, per dire), a meno di non farlo sulla base del (peraltro molto valido, a mio parere) programma di riforme da lui presentato ieri. Programma fatto proprio da PD. Insomma, io credo che Matteo Renzi e tutto il Partito Democratico ne escano come degli attori incoerenti, schizofrenici, bugiardi e incapaci di resistere alle tentazioni.

Detto questo, qualche anno fa avrei rosicato come un castoro mentre adesso per fortuna sono diventato più indifferente alle sorti di un paese di eroi, voltagabbana e saltimbanchi. Scrollo le spalle e commento: “peccato“. Poi alle prossime elezioni mi troverò ancora una volta a votare PD. Ma attenti: un quinto degli italiani ha iniziato a votare per una banda di scalmanati e con manovre di palazzo come questa non farete altro che far lievitare il numero di grulli. Buon divertimento: il meglio deve ancora venire.

Daje ‘n’altra chance

Girava questa barzelletta, qualche anno fa.

Un giorno tutti i giocatori della Roma si riuniscono nello spogliatoio con il mister per un’interrogazione di matematica. Il mister sceglie Cassano e gli chiede: “Quanto fa 5+7?”. E Cassano risponde: “13!”. E tutti i compagni gridano: “Daje ‘n’altra chance! Daje ‘n’altra chance! Daje ‘n’altra chance!”.

E il mister gli da un’altra chance; gli chiede: “Quanto fa 4+4?”. E Cassano risponde: “7!” E tutti: “Daje ‘n’altra chance! Daje ‘n’altra chance! Daje ‘n’altra chance!”.

E il mister gli da un’altra chance; gli chiede: “Quanto fa 3+2?” E Cassano risponde “5!”. E Totti in mezzo al gruppo si alza e grida: “Daje ‘n’altra chance!…”

Ora, molti colleghi stranieri mi chiedono cosa ne penso di Matteo Renzi. Non lo so: non ho ancora piantato la mia bandierina e devo elaborare un’idea precisa al riguardo. So che i miei amici a Firenze dicono che sia un sindaco fuori dal comune. Letteralmente.

Io penso, tuttavia, che a livello nazionale Renzi debba essere messo nelle condizioni di poter passare dalle parole ai fatti. Vorrei che gli fosse data un’altra chance. Vorrei, in altre parole, che fosse messo davvero nelle condizioni di fare le politiche e non più di fare solo politica. Solo così, con un partito che non disperde una parte considerevole delle proprie energie nel tentare di sparargli alle spalle, potremo capire se quest’abile politico vale qualcosa al di la’ dei proclami. Forse poi ci pentiremo tutti di averci creduto. Ma sarebbe davvero un errore, oltre che un peccato, non dargli neppure questa chance.

Nota: avevo scritto questo post nel settembre 2013. Poi non lo ho mai pubblicato, non so bene perché. Oggi Matteo Renzi ha vinto le primarie del Partito Democratico con oltre il 70% dei voti. Bene. Penso che dovremmo dare merito a Guglielo Epifani, che a marzo ha preso un partito dilaniato e lo ha condotto serenamente a queste primarie.

La civatata

Sto ancora pensando se andare a votare alle primarie del Partito Democratico. Votassi, voterei per Matteo Renzi. Non mi interessa fare l’intellettuale anti-conformista: a me Renzi va benissimo e per quel che ho visto fino ad ora penso che sarebbe un segretario di partito quantomeno decente.

Ma c’è anche un’altra ragione, molto forte, per votare Matteo Renzi: il voto “contro”. Ho raggiunto il limite di pazienza nei confronti dell’establishment della sinistra. D’Alema, Bindi, Marini,  Camusso: io vi odio. E trovo insopportabile la sfacciataggine con cui, dopo aver attivamente sostenuto l’elezione di Bersani alla segreteria e la conseguente mazzata elettorale, ora diciate che “bisogna votare Cuperlo per ricostruire il partito”.

Il voto contro, quindi. E qui, tra me e Fabio si sta facendo largo anche un’idea alternativa, un pò pazzarella: quella di fare la civatata. Che bello se entrambi, Matteo Renzi e Giuseppe Civati, asfaltassero Gianni Cuperlo e tutti coloro che gli fanno cerchio attorno. Un voto incosciente, quello per una persona che in fondo in fondo non vorrei come segretario. Un azzardo, certo. Un piacere sottile, una tentazione sfrigolosa.

 

Sulla situazione politica italiana

Dell’ennesimo harakiri del Partito Democratico nazionale – che segue a stretto giro quello del Partito Democratico locale – l’unico commento possibile é quello di Guido.

Stanotte avevo caldo e sono andato in cucina a prendermi un bicchiere d’acqua. Al tavolo c’era Trotzki che beveva una birra. Si è passato la manica sui baffi per levare la schiuma e guardandomi negli occhi ha detto: bisogna essere responsabili.
Allora sono tornato a letto sapendo che va tutto bene.

Meanwhile in Italy

Italy’s center-left demolished center-right Silvio Berlusconi’s coalition in all the administrative elections for the mayor of 16 major Italian municipalities, including Rome. The center-left candidate in Rome, former surgeon Ignazio Marino, took 64 percent of votes in a run-off ballot on Sunday and Monday, defeating the center-right incumbent Gianni Alemanno, whose victory, five years ago, was a moment I can barely forget as it was greeted by crowds of supporters, among them far right skinheads, who chanted “Duce! Duce!” and raised their arms in a fascist salute.

The victory of center-left Partito Democratico comes as a surprise. The party performed disastrously at the last political elections and has virtually imploded afterwards. However, those national representatives who are now taking credit for this victory seem to forget that there is huge difference in local and national elections and in people’s perception of local vs national representatives.

And, by the way, this latter category, including former secretary Pierluigi Bersani and all his trustees, should very much bear in mind that it has spectacularly failed in front of its national supporters and this will not go away with an electoral victory, although significant, in 16 municipalities.

Get to know each other

These two political leaders met tonight. My Belgian friends probably won’t know the guy on the right; my Italian friends probably won’t know the guy on the left.

Elio di Rupo is the prime minister of Belgium. He has all what it takes to be hated by Belgian people: he’s a socialist, he is homosexual, and he is originally Italian. As a matter of fact, his popular support is very low.

Enrico Letta is the new Italian prime minister. He was a Member of the European Parliament and one of the youngest Italian ministers when he served in the government in 1998. As a student he was a young member of the Christian Democracy, but then he moved to the left and now is deputy secretary of the Partito Democratico.

It seems that these two leaders have something in common. They are not in power because people like them but rather because of the fact that the political systems of their states are based on complex compromises and transversal alliances within the parliament; not on popular support.

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The picture comes from the twitter account of Elio di Rupo.

In tre giorni

L’ennesimo incomprensibile numero da circo della vecchia classe dirigente del Partito Democratico: rompere l’intaccabile Carta d’intenti con SEL e Tabacci, candidare un ex sindacalista democristiano, bruciare Romano Prodi, rifiutarsi  ostinatamente di eleggere Stefano Rodotà o Emma Bonino. In questo modo Silvio Berlusconi potrà eleggere il proprio candidato alla Presidenza della Repubblica (se stesso?) dopo le dimissioni di Napolitano, che seguiranno la vittoria di PdL e M5S alle elezioni anticipate di quest’autunno (nelle quali il PD prenderà una mazzata colossale). E intanto Finocchiaro, Letta, Fioroni, Franceschini  ostentano pure pacata ma convinta soddisfazione. Io sono furibondo.

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Buon sabato, io vado ai giardini pubblici

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