Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Piergiorgio

Non l’ho conosciuto personalmente, ma mi commuove pensare quanto una persona ritenuta “di scarto” secondo i nostri concetti di produttività sia stata così fertile e importante.

Babbo, con riferimento a queste testimonianze in memoria di Piergiorgio.

Riserva di forza

Questa notte è morto Piergiorgio, di cui vi ho parlato spesso.

Ci siamo conosciuti nel 2007, quando grazie a Giovanni iniziai a collaborare con Questo Trentino. Piergiorgio veniva alle riunioni di redazione tutti i giovedì alle cinque e aiutava i neo-arrivati a comprendere meglio i meccanismi della politica trentina. Oltre a lui c’erano anche il savio Walter Micheli, l’imperscrutabile Nicola Salvati e l’appassionato Piergiorgio Rauzi. Alle volte facevo fatica a capire quello che diceva Piergiorgio; ma sarebbe più giusto dire che già allora Piergiorgio faceva fatica a parlare. Bastava poco ad abituarsi. Fu un periodo in cui imparai ad ascoltare.

Iniziai a frequentare Piergiorgio anche fuori da Questo Trentino. Ogni tanto andavo a casa sua e parlavamo per un’ora. Ricordo l’accoglienza allegra dei genitori e le chiacchiere con lui, a tutto campo. Io gli chiedevo soprattutto dei suoi studi in filosofia (Piergiorgio amava molto Emmanuel Levinas e Dietrich Bonhoeffer) e dei libri che aveva scritto (all’epoca ne aveva già pubblicati due, Cara Valeria e Dio sulle labbra dell’uomo). Era soprattutto Piergiorgio, però, che mi faceva domande: si informava sul mio punto di vista in materia di religione, mi chiedeva cosa ne pensassi della politica italiana, della politica internazionale, della mia generazione, dei miei studi. Aveva solo dieci anni più di me, ma era come quei personaggi illuminati che compaiono nei libri, quelli che ti aiutano a guardarti intorno e capire come funziona la società. Mi piace pensare di essere stato speciale, ma la verità è che Piergiorgio faceva così con tutti. Ce ne si renderà conto in questi giorni, tramite l’affetto che gli verrà tributato dalle migliaia di persone che hanno lavorato con lui in questi anni.

Apro due parentesi scollegate tra loro. La prima: Piergiorgio era una delle mie due coscienze, nel senso che era una delle due persone che mi aiutavano a darmi una scrollata quando mi lamentavo a sproposito delle circostanze. Lo faceva con il suo misto di attivismo, auto-ironia, coraggio, curiosità, empatia, forza, ingegno. L’altra coscienza della mia vita è stata ed è tutt’ora zio Giuseppe.

Seconda parentesi: Piergiorgio, che era affetto dalla distrofia di Duchenne, aveva bisogno di aiuto per qualsiasi cosa. Frequentandolo mi resi conto che assumeva spesso ragazzi stranieri per assisterlo nel quotidiano. Fu tramite Piergiorgio, ad esempio, che conobbi Hicham, Kevin, Nestor, Salomon. Per lui era una cosa normalissima: come scriveva lui stesso, gli bastava che fossero “persone con la virtù della pazienza e dell’abnegazione“. In un’altra intervista, Piergiorgio diceva: “non sono loro che hanno bisogno di me, sono io che ho bisogno di loro. Ed è questa la narrazione che vorrei portare. I migranti sono indispensabili per la nostra società“.

Qualche tempo dopo essermi laureato, Piergiorgio diventò caporedattore di Unimondo e mi invitò a collaborare. Fu un grande riconoscimento: era la prima volta che ricevevo un compenso, seppur simbolico, per le mie speculazioni socio-politiche. (Nel frattempo, mi sono ormai abituato ad esser pagato per produrre borbottii pseudo-intellettuali: penso che sia una sorta di politica di welfare fatta apposta per tenermi tranquillo fino alla fine dei miei anni). Grazie a quella collaborazione conobbi altre persone piene di forza (Alessandro, Anna e Giacomo) e sviluppai una maggiore attenzione ai temi della giustizia sociale. Era davvero bello passare un paio di giorni ogni mese a fare ricerca, scrivere, e ricevere commenti rispetto a temi di attualità.

Nel 2015 Piergiorgio si ammalò e venne ricoverato in ospedale. Ricordo perfettamente il momento in cui Alessandro me lo disse al telefono: ero sulla terrazza dell’Istituto Europeo e guardavo il tiglio in fiore. All’epoca Piergiorgio aveva quarant’anni: la speranza di vita media per chi ha la distrofia di Duchenne si ferma solitamente a ventisei. Lui era andato ben oltre grazie al suo entusiasmo e al suo modo intenso di vivere la vita. Sembrava però che quella volta fosse destinato a morire. Invece si salvò e ne scrisse un libro, Guarigione, in cui lodava il personale medico, ma descriveva con minuzia l’atroce esperienza passata in ospedale. Credo che Piergiorgio si riferisse a quell’esperienza quando gli si chiedeva come stava e lui rispondeva ‘Sono morto nel 2015, ma tutto sommato non mi sento troppo male‘.

Continuai a scrivere per Unimondo fino all’inizio del 2017. Nel frattempo Piergiorgio, che continuava a fare il giornalista per il Questo Trentino, il Trentino, e Vita Trentina, era stato assunto per lavorare nel consiglio di amministrazione del Museo delle Scienze (Muse). Continuammo a sentirci, anche se in maniera meno regolare. Nel 2018 Piergiorgio contribuì, assieme ad altri, a fondare un nuovo partito, Futura, e ne divenne poi presidente. Dico una banalità, ma non so come facesse a portare avanti tutte queste attività assieme. E lo faceva con energia, presenza, attenzione: non tanto per metterci il nome.

Quest’anno, tra la distanza e la paura di trasmettere il morbo, è stato impossibile vederci di persona. Eppure le circostanze hanno bloccato più me che lui, che ha continuato tutte le sue attività a pieno regime. Ad aprile avevo pubblicato un suo messaggio su questo blog tratto. Poi ci avevo ripensato, perché mi pareva un testo troppo cattolico per un agnostico come me. Lo avevo messo in stand-by. Lo ripubblico adesso, qui sotto, e da quel messaggio traggo il titolo per questo post.

Ne “I sommersi e i salvati” Primo Levi scriveva: “Ogni essere umano possiede una riserva di forza la cui misura gli è sconosciuta: può essere grande, piccola o nulla, e solo l’avversità estrema dà modo di valutarla”. Forse non viviamo, neanche in questo periodo, un tempo di “avversità estrema”, però siamo provati, angosciati, in attesa. Ognuno di noi conosce un amico o un parente contagiato dal virus. Qualcuno è stato colpito da lutti molto intimi. Siamo incerti, sconvolti.

Tuttavia sperimentiamo di trovare dentro di noi una “riserva di forza”. Un’energia nascosta che ci fa resistere, escogitare soluzioni, pensare al futuro nonostante tutto. Soltanto tale forza interiore ci farà rinascere, risorgere. Ecco il mio augurio per questa Pasqua di resistenza.

Dobbiamo sicuramente partire da noi stessi, ma non siamo soli. Insieme siamo più forti. Guardiamo in avanti con fiducia. Anche questo tempo può essere il momento favorevole per sorprese e novità che non ci aspettiamo. Che vengono da fuori, da altrove. Quando tutto sembra perduto e avvolto nelle tenebre, l’inaudito può accadere, anche in positivo.

Concludo con le parole di Dietrich Bonhoeffer, il teologo resistente ucciso dai nazisti 75 anni fa: “L’essenza dell’ottimismo non è guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, ma che lo rivendica per sé”.

A settembre ci siamo sentiti, come sempre, a ridosso delle elezioni comunali a Trento. Lui era dispiaciuto dalla scelta di mio zio Paolo di non candidarsi con Futura, ma era soddisfatto del lavoro fatto.

Nell’ultimo scambio che abbiamo avuto circa un mese fa io mi lagnavo con lui di avere la febbre. Finire così questo testo sarebbe abbastanza mortificante per il sottoscritto. E allora vi dico che quando, privatamente e non, chiedevo a Piergiorgio del perché lui fosse cattolico, lui mi spiegava che Dio ci mostra una via alternativa, di liberazione, di pace, di pienezza di vita. Una via possibile, non sicura. Non sono ancora del tutto convinto dell’esistenza dell’Onnipotente, ma Piergiorgio mi ha mostrato che nonostante enormi difficoltà siamo liberi di dare fiducia a giovani insicuri, costruire relazioni umane forti e avviare progetti entusiasmanti.

Post scriptum. Aggiungo il testo che ho ricevuto da Alessandro e che mi sembra riassumere molto accuratamente lo spirito di Piergiorgio: Pier “agitava” letteralmente la mia vita, con le sue incombenze, le sue riflessioni, le sue idee, i suoi vecchi progetti, i sui nuovi progetti e le decine di varianti e di variabili ai suoi ultimi progetti. Per questo il suo vuoto sarà incolmabile. Eppure ci sono alcune lezioni importanti che quotidianamente mi dava, che sicuramente contribuiranno a colmare quel vuoto. In questi anni mi ha insegnato, tra le altre, che nella vita “niente sta scritto”; che nonostante le nostre fragilità tutti noi possiamo scegliere di essere una risorsa per noi stessi e per gli altri; che siamo tutti di passaggio e dobbiamo imparare ad usare l’ironia e l’autoironia, non come forma di consolazione, ma come percorso di consapevolezza, per provare a vivere seriamente, senza mai prendersi troppo sul serio.

Piergiorgio Cattani

Conosco Piergiorgio dal 2007 e ho già parlato di lui su questo blog. E’ stato mio collega a Questo Trentino; mio direttore a Unimondo; mio amico e fonte di grande stimolo negli anni.

Domenica, alle elezioni provinciali in Trentino, voterò per lui. Conoscendolo di persona ho apprezzato la sua capacità di ascolto, la sua tenacia, la sua ironia, la sua severità, la sua completa mancanza di pigrizia, la sua voglia di mettersi in gioco, la sua coerenza, la sua curiosità. Credo insomma che possa essere un eccellente amministratore per il mio territorio. (Piergiorgio ha scritto diversi libri e qui sotto trovate un teaser video per uno di questi, intitolato Niente sta scritto).

Di Piergiorgio apprezzo anche la lista, Futura, nata in un momento turbolento e rappresentata da Paolo Ghezzi, che mi accolse nel suo ufficio quando ancora adolescente tentavo di decidere a quale facoltà iscrivermi. Futura fa parte della coalizione di centro-sinistra, che come spiega il mio amico Max ha ben governato il Trentino:

In questi 10-15 anni, con grande sorpresa e piacere, ho visto questa terra trasformarsi da una piccola e silenziosa realtà di provincia (come solevano dire i miei compagni universitari “foresti”) a una realtà viva, mitteleuropea, ricca di stimoli, opportunità e benessere. Chi è venuto a studiare da fuori ha poi spesso scelto di rimanere qua a lavorare e vivere. Proprio ieri consideravo come nell’ultimo anno in Trentino abbiamo avuto così tanti stimoli culturali e intellettuali da fare invidia alle grandi metropoli come con il FestivalEconomia, FestivalDelloSport, FilmFestivalMontagna, ReligionToday, DolomitiPride, AdunataAlpini, eventi sportivi di primo piano come la SerieA della TrentinoVolley e dell’AquilaBasket, la Coppa del Mondo di Sci e il GiroD’Italia, gare goliardiche come la StrongManRun, eventi musicali come i Suoni delle Dolomiti che tutti ci invidiano. Viviamo in una realtà dove Università e Ricerca hanno raggiunto livelli di eccellenza, dove anche la Microsoft, multinazionali dell’automobile e dell’industria hanno deciso di venire qua per fare ricerca. Siamo in prima linea nella ProtezioneCivile Nazionale e siamo unanimemente riconosciuti come esempio nella gestione dell’emergenza sismica, siamo esempio di struttura di Vigili del Fuoco e volontariato.
C’è chi potrebbe dirmi: “beh facile avete i soldi, siete una Provincia a statuto speciale!”. A questi rispondo che non bastano i soldi per sapere amministrare (esempi sono il suicidio dell’amministrazione del Milan Calcio dell’ultimo anno o la Regione a statuto speciale Sicilia). In questi ultimi 15-20 anni il Trentino ha saputo programmare, investire (anche durante una crisi economica senza precedenti!) ed oggi il marchio TRENTINO è sinonimo di qualità ed efficienza, non più solo a livello turistico. Io sono ingegnere civile e l’ho visto lavorando ad Amatrice quanto noi siamo riconosciuti al di fuori dei nostri confini: la richiesta delle nostre strutture in legno in tutta Italia ne è chiaro esempio! Ma i benefici sono sotto gli occhi di tutti: siamo la regione con la disoccupazione più bassa d’Italia, e ogni investimento ha portato sempre un ritorno economico (diretto o indiretto con le tasse che sono rimaste sul territorio), basti semplicemente pensare all’ultima adunata Alpini.
Senza dubbio si può ancora migliorare: la gestione dell’ordine e della sicurezza deve senza dubbio essere rivista, ma mi domando: siamo disposti a rinunciare a tutto quanto enunciato solo per correre dietro a quattro sbandati di piazza Dante? Una parte della politica di oggi ci parla solo di immigrazione ma non ha assolutamente altri contenuti programmatici. Ma vorrei che ci rendessimo conto che l’immigrato di oggi non è quello che staziona in piazza dante: il 99% degli immigrati sono i lavoratori dei cantieri, i ricercatori pakistani e indiani di matematica e ingegneria, sono i corrieri che ci portano a casa tutti i giorni i beni acquistati su Amazon, sono i lavoratori nei campi e in tutti quei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Certo la situazione di piazza Dante e della Portela è da risolvere con fermezza, ma siamo disposti a rinunciare a tutto il resto?
Non ci si improvvisa amministratori. Il Trentino per ottenere quanto elencato l’ha fatto anche grazie ai contatti e alle reti diplomatiche dei nostri amministratori. Io non voglio essere amministrato da manager senza benefit, che vadano in bicicletta o in autobus per risparmiare ma che poi non sappiano concludere relazioni internazionali.
Voglio amministratori che abbiano tutti i mezzi necessari di rappresentanza, anche se apparentemente onerosi, per poter al meglio intavolare trattative che possano concludere affari e relazioni importanti per la collettività.
Certo si può sempre migliorare. Ma credo che non dobbiamo farci abbagliare da chi fomenta solo odio (e la storia ci ha insegnato come poi è andata a finire) ma non ha altro di cui parlare, o ancora peggio da chi si improvvisa amministratore senza competenze (da ingegnere civile in questi giorni sto facendo ripetuti incubi pensando che il mio massimo referente, il ministro delle infrastrutture Toninelli, colui che sommamente dovrebbe conoscere questo settore, ci parla dell’attuale utilizzo del tunnel del Brennero!!!).
Purtroppo, al contrario del detto “il cliente ha sempre ragione”, la storia insegna che chi viene eletto “non ha sempre ragione”, che gli elettori che vincono “non hanno sempre ragione”. Anche Hitler è stato eletto dal popolo (e non in una nazione sperduta del terzo mondo, ma nel cuore dell’Europa in una delle nazioni più avanzate culturalmente e tecnologicamente dell’epoca!). La storia insegna che prima di tutto le masse seguono cosa si vuol loro mostrare. Cosa in quel momento le spaventa. Purtroppo vedono (e seguono) cosa vogliono vedere, spesso senza fermarsi a riflettere ed osservare razionalmente i fatti.
Buon voto a tutti.

Oltre a Piergiorgio, ci sono tanti altri candidati che conosco personalmente e che mi sentirei di raccomandare a occhi chiusi: Bilad Adem (Futura), Simonetta Bungaro (Futura, che voterò assieme a Piergiorgio), Luca Facchini (Liberi e Uguali, gran bella persona che purtroppo sento pochissimo; già su questo blog), Matteo Facchini (Liberi e Uguali), Ivo Cestari (L’Altro Trentino a Sinistra). Non conosco personalmente ma sento dire un gran bene di Sara Ferrari (Partito Democratico) e Alessio Manica (Partito Democratico).

Post scriptum: A Questo Trentino hanno realizzato un accurato test elettorale, sottoponendo 20 quesiti programmatici prima ai candidati alla presidenza e ai partiti, e poi ai cittadini. Questi possono così graficamente vedere il posizionamento delle loro opinioni rispetto a quelle dei candidati. Invito a fare il test: può essere utile e magari riporterà la discussione sulle cose da fare invece che sugli schieramenti.

Leggere la Bibbia

Ieri ho pubblicato un articolo di Piergiorgio in risposta alla questione è giusto essere aperti nei confronti dei migranti musulmani e della loro cultura? Confesso di aver preparato il messaggio originale a fine dicembre e di averlo pubblicato in ritardo, per una serie di motivi. Nel frattempo io stesso ho inviato una domanda a Piergiorgio, e lui mi ha risposto così.

 

Valori politici

Piergiorgio mi ha detto a fine dicembre che da qualche tempo tiene una rubrica sul giornale cattolico Vita Trentina. Da non credente mi ritrovo a condividere molte delle sue riflessioni sulla preghiera, sull’accoglienza dei rifugiati, sul senso di comunità. Vorrei pubblicare qui la sua risposta a una domanda sulla cultura musulmana e la la libertà di culto. La domanda fa così:

Mi considero una persona aperta e tollerante, e insieme a mia moglie cerco di crescere i nostri due figli allo stesso modo. Non di rado commentiamo insieme gli avvenimenti locali e nazionali la sera a cena, e spesso si parla di religione, di immigrazione, e della paura che in molti sembrano avere per le culture diverse. Qualche giorno fa, però, non sono stato in grado di dare una risposta esaustiva ad una domanda del più grande (14 anni), che recitava più o meno così: è giusto essere aperti nei confronti dei migranti musulmani e della loro cultura – diceva mio figlio – permettendogli di costruire moschee e praticare la loro religione, anche se la stessa tolleranza non è praticata nei Paesi di provenienza di queste persone? Essere cattolici (e costruire chiese) in paesi come l’Egitto, l’Algeria, l’Arabia Saudita è difficile se non impossibile. Questa constatazione non dovrebbe essere parte integrante del dibattito anche a casa nostra?

E la risposta di Piergiorgio: Credo che questa sia una domanda che si pongono molte persone. Occorre inquadrare bene la questione. Innanzitutto non bisogna accomunare in un solo insieme i Paesi islamici che sono diversissimi tra di loro. Prendere come modello generale l’Arabia Saudita è fuorviante. In Arabia le donne non possono guidare, devono essere sempre accompagnate da una figura maschile, esistono ancora truculente pene corporali. Ciò tuttavia non deriva espressamente dal Corano, ma in piccola parte dall’interpretazione rigorista e fondamentalista (wahabita) del testo, in maggior misura da tradizioni tribali davvero molto arretrate.

Per quanto riguarda il divieto assoluto di costruire luoghi di culto di altre religioni (chiese o pagode poco importa), esso deriva dall’interpretazione di un “hadith” (detto) di Mohammad – per altro “daif” cioè dall’autenticità non certa – per cui in Arabia doveva esserci solo la religione musulmana. In realtà il Profeta si riferiva probabilmente solo alle città di Mecca e Medina, luoghi fondamentali per l’Islam. L’attuale regime degli Al Saud ha esteso il divieto a tutto il Paese.

L’Arabia saudita è dunque un caso limite e non rappresenta i Paesi islamici. Alcuni esempi: in Marocco ci sono 80 chiese per 25.000 cristiani e è stata restaurata l’anno scorso l’antica sinagoga della città di Fes. In Egitto ci sono 10 milioni di cristiani (non cattolici, ma copti), e quindi ci sono tantissime chiese. In Algeria c’è una presenza cristiana radicata con varie diocesi. A Tunisi, sulla via principale, Avenue Burghiba, si affaccia la grande cattedrale cattolica (e neanche una moschea), in un Paese dove i cristiani sono l’1%.

Persino in Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti ci sono chiese capaci di ospitare 3.000 fedeli cristiani immigrati asiatici. In Pakistan ci sono scuole cattoliche frequentate da migliaia di studenti musulmani. Ma le notizie che ci arrivano sono sempre tutte di altro segno.

Ciò non toglie che esista il problema. Gli Stati islamici non sono “teocrazie” (termine inesatto), sono regimi, ahimè quasi tutti poco democratici, che per tradizione e convenienza “difendono” la religione. Soltanto un secolo fa l’imperatore d’Austria veniva ancora chiamato “difensore della fede”. In quasi tutti gli Stati musulmani i cristiani vivono tranquillamente ma certo non viene permesso il “proselitismo”, magari facendo comizi pubblici per invitare alla conversione al cristianesimo. Questo è un aspetto che divide profondamente questi stati dalle nostre democrazie.

La libertà di culto è un’acquisizione recente anche in Europa e non è stata certo merito delle Chiese, bensì di quel mondo laico la cui posizione si può sintetizzare nel motto cavouriano “Libera Chiesa in libero Stato”. È il modello americano. Gli Stati Uniti sono stati fondati su principi chiari: tutti hanno il diritto di professare individualmente, pubblicamente e comunitariamente il loro credo, ma lo Stato non abbraccerà mai nessuna fede specifica. Solo in questa maniera, a mio avviso, è possibile una vera tolleranza religiosa. I problemi non mancheranno ugualmente, ma questa è l’unica strada per mantenere la nostra democrazia (e anche per permettere alla religione di essere ciò che dovrebbe, una via di crescita spirituale e non un pretesto per il potere).

Per questo la facoltà ai fedeli islamici di costruire moschee in Europa è parte costitutiva dei valori politici (e io direi anche etici e religiosi) su cui si fonda la nostra società democratica. Un valore che non ha bisogno di “reciprocità”.

Post scriptum. Chi fosse interessato al dibattito potrebbe partire anche da questo breve articolo di Donatella Di Cesare intitolato Contro il naufragio laico studiamo le religioni. Anche questo mi è stato segnalato da Piergiorgio.

Elezioni a Trento

A una settimana esatta dalle elezioni, un commento veloce sul voto in Provincia di Trento. Io ho votato Partito Democratico e ho espresso tre preferenze personali.

Ha vinto Ugo Rossi, il candidato della coalizione di centrosinistra di cui fanno parte il PD, il Partito Autonomista Trentino-Tirolese (PATT), l’Unione per il Trentino (UpT) e diversi altri partiti minori. La vittoria è stata schiacciante, con il 58,18 per cento dei voti. Alle precedenti elezioni, Lorenzo Dellai aveva ottenuto il 56,99 per cento, con il PD intorno al 22 per cento come quest’anno. Diego Mosna, candidato della coalizione di centro-destra sostenuto da Progetto Trentino e altri movimenti locali, si è fermato al 19,20 per cento, seguito da Maurizio Fugatti della Lega Nord al 6,6 per cento. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto solo il 5,72 per cento. Tra gli altri candidati c’è il 4,27 per cento di Giacomo Bezzi di Forza Trentino e l’1,54 per cento di Cristiano de Eccher di Fratelli d’Italia, i due partiti in qualche modo collegati a Silvio Berlusconi e a Forza Italia.

Il risultato elettorale rende, per una volta, discreta giustizia alla realtà dei fatti. La destra di Bezzi e de Eccher meritava di essere polverizzata alla luce dell’inconsistenza dei partiti e dei candidati. Resta comunque un problema la cronica assenza di un’alternativa seria al centro-sinistra, che in Provincia governa egemonicamente da quasi due decenni. Spero che in futuro le cose cambino e nasca una seria opposizione di destra. Peccato per Diego Mosna, che mi pare un ottimo imprenditore e una bella persona sul piano umano. Ha fatto moltissimi errori, candidandosi con liste mediocri e senza un progetto politico sul lungo termine. Credo che ora tornerà a fare altro e mi sembra giusto così.

Mi pare giusto anche il risultato misero del Movimento 5 Stelle, che non ha fatto nulla per meritarsi più di quanto raccoglie, in Provincia come altrove. Osservo  senza sorpresa la debacle della sinistra, che mi pare assolutamente meritata. Peccato invece per i Verdi, che restano fuori dal Consiglio Provinciale. Peccato anche per tante individualità che restano fuori dal Consiglio. Alcuni post che meritano di essere letti sono quelli di Piergiorgio e di Michele Nardelli. Quest’ultimo, come altri, non riesce a rientrare nella gustosa formazione di fantacalcio stilata dal quotidiano l’Adige.

Fantacalcio

Gli undici candidati presidente rappresentavano una squadra di calcio. Oggi i 35 eletti non possono essere schierati contemporaneamente in un campo, però noi ne abbiamo scelti undici, in un gioco tra sport e politica.

Ognuno dei selezionati, per le proprie caratteristiche, deve ricoprire un determinato ruolo. Ecco quindi la squadra del nuovo consiglio. Nessuno si senta offeso se escluso: le scelte del mister non vanno discusse

LA SQUADRA
PORTIERE: Giacomo Bezzi (alla Zoff).

Un posto in campo lo trova sempre, anche cambiando ruolo. La difesa non si fida troppo di lui e tende a spazzare piuttosto che effettuare un retropassaggio, ma lui il suo lo fa sempre, senza fare miracoli ma anche senza fare papere.
STOPPER: Diego Moltrer (alla Pietro Vierchowod).

Stopper granitico vecchia maniera. Rude ma sempre pronto a tendere la mano all’avversario a terra dolorante dopo una sua entrata al limite del rosso. Dalla sua parte non si passa.
LIBERO: Piero De Godenz (alla Samuel).

Predilige i campi innevati, ma è una garanzia anche d’estate. Al primo tentativo è subito titolare, pronto a mettersi a disposizione della squadra.

TERZINO DESTRO: Filippo Degasperi (alla Maicon).

Magari poco incline a rispettare i dettami tattici, ma inesauribile sulla fascia, sempre avanti, mai con il freno a mano tirato. E continuamente intento ad esaltare il pubblico, magari dopo aver conquistato un corner.

TERZINO SINISTRO: Bruno Dorigatti (alla Di Livio).

Testa bassa e sempre avanti, a percorrere chilometri su chilometri. Quel binario di sinistra è suo, qualsiasi avversario gli si ponga davanti.

REGISTA: Ugo Rossi (alla Pirlo).

Ha il compito di dettare i tempi di gioco e risolvere la partita quando ci si trova sotto nel punteggio. Deve gestire i dieci compagni, tutti propensi a fare un po’ quello che vogliono senza seguire gli schemi. Ma circa il 60% del pubblico è dalla sua.

MEDIANO: Tiziano Mellarini (alla Oriali).

Il compito principale è proteggere il regista, che gli ha dato libertà d’azione ma si è assicurato che gli guardasse le spalle. Sempre in campo, in ogni partita, terza stagione consecutiva. La quantità non manca mai.

ALA (sinistra, of course): Alessio Manica (alla Checco Moriero).

Calzettoni abbassati e riccioli al vento, deve dare velocità e fantasia alla manovra, inventando qualche giocata di tanto in tanto. I senatori della squadra lo rimproverano spesso, ma alla fine lo lanciano sempre in profondità.

INTERNO: Lorenzo Baratter (alla Florenzi).

Lui può agire in autonomia, decidere se è meglio difendere o attaccare. Per questo è sempre nel vivo dell’azione, anche se la giocata che predilige è sempre la stessa: una giocata che ha fatto storia.

CENTRAVANTI: Alessandro Olivi (alla Rossi – Pepito).

Oltre 13 mila gol nell’ultima stagione, anche se resta l’ombra di quel rigore sbagliato prima dell’inizio del campionato. Il bomber è di razza e, se accetta di restare negli schemi, può dimostrarlo.

SECONDA PUNTA: Silvano Grisenti (alla Massaro).

Ha ancora benzina per svariare sul fronte dell’attacco. Dato per finito da anni, alla fine i suoi gol li fa sempre. Entra a freddo e segna, un attaccante con i baffi.

http://www.ladige.it, 30 ottobre 2013

Time for books / 6

Between January and late February I have read several books of all the kinds.

The first book I read in early January was Arto Paasilinna’s The Forest of the Hanged Foxes. The main characters of the story run away from the city to live in a small cabin in the wood, pretty much in the middle of nowhere. This is a typically Christmas read, soft and a bit surreal. I loved the idea of living alone in the  intensity the landscapes of Northern Finland. It is rare to find a novel that makes you laugh and at the same time reflect about human condition. This is a really good one.

It took a while to read Heinrich Harrer’s Beyond Seven Years in Tibet: My Life Before, During, and After (in Italian: La mia sfida al destino). The book is about five-hundred pages long about Harrer’s life as a mountaineer who spent seven years in Tibet and who climbed an awful lot of peaks. Harrer died only a few years ago, when he was about to turn 100. This is a good book, perhaps a bit too long. From his autobiography, Harrer stands out as a very controversial character, definitely selfish, probably committed, surely extremely resilient. I really liked the first chapters, then it turned a bit boring and repetitive.

Sempre sull’alpinismo, ho letto anche Giorni di Ghiaccio di Marco Confortola. Ho già commentato questa lettura qui. Ho letto anche due libri di osservatori politici trentini e riferimenti di vita che ho avuto l’onore di conoscere personalmente. Ho commentato il libro di Piergiorgio Cattani su Dellai, un uomo solo al comando qui; e quello di Walter Micheli, Passioni e sentieri, qui.

In una serata oziosa, tanto per cambiare genere ho letto Ciclismo, Storie segrete, di Beppe Conti. Libretto leggero e simpatico, che si legge in circa due ore e che parla dei retroscena e dei piccoli trucchetti legati alle grandi imprese del ciclismo passato. Altra lettura molto leggera e veloce: Lorenzo Baratter, L’autonomia spiegata ai miei figli. Un compendio veloce sulle origini e le ragioni dell’autonomia trentina, in un momento in cui dobbiamo ripensarne radicalmente i contenuti che ne giustificano l’esistenza.

Finally, while travelling to Munich I read Alain de Botton’s The Consolations of Philosophy. I would call this an interesting book. It was a huge success a few years ago. Alain de Botton is a very famous university professor now, one of those who can speak not only to an academic, but also to a much broader public. The book is about six philosophers whose thought could have a powerful effect on our lives. Socrates, Epicurus, Seneca, Montaigne, Schopenhauer and Nietzsche are here interpreted for the light their work can shine on certain great universal problems.

Devi aspettare e capirai che la coerenza e la sincertà pagano tanto

Ho finito di leggere il libro del mio amico Piergiorgio. Si intitola Solo al comando. Dellai, i gregari, il trentino. E’ un libro di un orizzonte incredibilmente ampio: pur ruotando attorno a una sola persona, Piergiorgio riesce a fare filosofia, a trasmettere passione ed entusiasmo. Si tratta di una testimonianza di impegno civile perché, come dice Piergiorgio, anche scrivere sui giornali o scrivere un libro vuol dire far politica. Le sue riflessioni, come quelle che leggevo in Walter Micheli, trasmettono una dimensione della politica onesta, fatta di valori, sincerità, ricerca della comunità, dell’alterita, del rapporto, dei piccoli ideali quotidiani contrapposti alle grandi ideologie massimaliste. Piergiorgio mi ha trasmesso questi valori; o per lo meno ci sta provando attraverso la sua enorme saggezza.

Nell’introduzione del libro, Alberto Faustini dice questa cosa molto intelligente: “Le parole scritte sui giornali sono assai diverse da tante parole pronunciate dai politici. Le prime restano, prendono persino vigore con gli anni, e permettono – anche a distanza di tempo – un’analisi che storicizza il presente; le seconde cambiano di giorno in giorno, quasi approfittando del fatto che non esista più, in molti cittadini, quella cosa preziosa che si chiama memoria, quella cosa di cui Piergiorgio é un servo fedele e intelligente” .

Il mio libro ora é tutto un guazzabuglio di note e sottolineature. Mi limito a trascrivere solo quelle tratte dalle prime venti pagine, che rendono il senso e la passione dell’impegno civile che Piergiorgio ha saputo trasmettere anche a me. Lui mi perdonerà se faccio questo frettoloso collage. Le altre citazioni le potete trovare da soli: il libro é edito da Curcu&Genovese e si trova in tutte le librerie di Trento.

“Pensatori come Mounier, Maritain, Ricoeur e molti altri ci hanno lasciato una precisa visione della maniera in cui l’individuo può diventare pienamente persona: tendere a una vita buona, con e per gli altri, all’interno di istituzioni giuste. […] Il principio di responsabilità: ecco da dove partire. Dall’imperativo categorico di Kant, da cui scaturisce l’idea di dover agire in una certa circostanza come se, in quel momento, tutti gli uomini agissero come tu stesse stai per fare. […] Anche scrivere sui giornali vuol dire far politica. […] La critica e’ essenziale per la vita e per la democrazia. Non e’ una colpa, ma e’ un pungolo per il rinnovamento. Guai a una società dove tutti sono d’accordo, dove il fuoco della polemica e’ soffocato dalla cenere dell’omertà. […] Parte della società può essere attratta dal mito dell’efficienza incurante delle regole, e non disdegnare un sistema in cui, se sai essere amico delle persone giuste, sei a posto. Noi confidiamo che sia una minoranza: in nome della dignità e del futuro”.

Unimondo cambia

Unimondo, l’NGO per cui scrivo da ormai un anno, ha appena cambiato direttore. Il nuovo responsabile é Piergiorgio, un amico di grandissima sensibilità. Nel suo primo articolo da direttore, Piergirgio scrive molte cose che vorrei condividere con voi; in particolare queste:

Continueremo nel solco di una tradizione consolidata. Attenzione ai nostri grandi temi: ambiente, diritti umani, sviluppo (sostenibile e alternativo), politica. Già, la politica. Siamo a un mese dalle elezioni nel nostro paese, “elezioni regionali” le ha chiamate qualcuno in quell’unica nazione che è ormai il mondo intero, globalizzato e interdipendente. Unimondo è di parte. Rivendica di essere di parte. Ma non di partito. Prendiamo posizioni chiare, senza avere paura di scontentare qualcuno. Tuttavia non ci leghiamo a nessuno schieramento. Certo, il populismo e l’impresentabilità della destra italiana come almeno si è presentata negli ultimi anni ci spingono chiaramente a stare dalla parte opposta, come l’arretratezza culturale e la chiusura xenofoba di certi partiti per troppo tempo al governo del paese sono incompatibili con la nostra sensibilità. Non solo, sono fuori dalla storia. Eppure la paura dell’altro, la logica dello scontro e l’incapacità di immaginare scenari nuovi – che però possono mettere in discussione alcune consolidate certezze -sono ancora in grado di attirare il consenso dei cittadini.

Rispetto agli anni scorsi, quando l’opposizione al berlusconismo si trovava unita da una sola parte, oggi il quadro è più frastagliato e ci sono almeno due poli, quello rappresentato da Bersani e quello da Monti, che raccolgono almeno parte della nostra sensibilità. Alcuni simpatizzanti di Unimondo militano in questi due campi, altri ancora nell’area riunita intorno ad Ingroia: crediamo che in tutte queste coalizioni ci siano candidati meritevoli di sostegno e di attenzione.

A proposito di Unimondo: mi ero dimenticato di condividere con i lettori di questo blog i miei ultimi tre articoli. I primi due sono stati scritti a dicembre e costituiscono un dittico sull’economia e la politica estera canadese. L’ultimo é sulla Grecia e le sue politiche verso gli immigrati in tempi di crisi. Tutti questi articoli sono stati piuttosto apprezzati e condivisi dai lettori del portale. Mi farebbe piacere se anche voi ci deste un’occhiata.