Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: politica

Dilemmi italiani in terra di Spagna

E’ passato un mese dalle elezioni politiche e la Spagna è ancora senza un governo. Ci ho scritto sopra un articolo per Unimondo, pubblicato oggi.

Entrare nel mondo

Per una volta proverò a scrivere qualcosa di serio partendo da una breve discussione con Fabio, Federico e Stefano. Quest’ultimo ci chiedeva qual’è il nostro interesse nel parlare di politica.

Per rispondere devo raccontare brevemente la mia esperienza partendo da quando iniziai a frequentare l’università. Credo sia allora che mi appassionai di politica, come d’altronde pure tanti miei coetanei. Mi pareva un dovere morale partecipare attivamente e dunque entrai in due associazioni universitarie e fui eletto rappresentante degli studenti in una lista di sinistra. Organizzavamo riunioni, manifestazioni, discutevamo di temi nazionali e locali, scrivevamo. Fu un’ottima esperienza.

E tuttavia, appena conclusa, mi ripromisi di non ripeterla mai più. In quel breve lasso di tempo sperimentai in prima persona quanto fare politica, a qualsiasi livello, significhi inevitabilmente entrare in ingranaggi di potere. Nella nostra società l’idea che il potere sia un male è piuttosto radicata. Non sono d’accordo: credo ancora, come disse Tony Blair nel suo magistrale discorso di addio al Parlamento, che attraverso il potere la politica sia il modo migliore per il perseguimento di nobili cause.

E tuttavia, scrivevo, la politica rende succubi di ingranaggi che sono in larga parte fuori dal nostro controllo. E’ inevitabile: per esercitare il potere bisogna per forza di cose rincorrere il consenso, costruire alleanze, accettare ricatti. Queste componenti fanno parte della politica e non dovrebbero essere demonizzate. Per me, tuttavia, sarebbe frustrante doverle assecondare.

Ho la fortuna e il privilegio di trovarmi in un ambiente intellettualmente stimolante e di fare un lavoro che mi permette di gestire il mio tempo. Da qui la decisione di soddisfare quel dovere morale ancora vivo in maniera diversa dalla partecipazione politica. Da qualche anno a questa parte faccio volontariato. Questo è il mio modo di entrare nel mondo, tanto per usare un’espressione particolarmente evocativa che ho letto da qualche parte questa settimana. Iniziai quando ero in Canada e ne scrivo saltuariamente su questo blog. La politica, invece, la seguo ancora: amo parlarne, mi piace, mi importa. Penso, tutto sommato, di avere un piccolissimo impatto anche così: mi informo, cerco di comprendere le cose in maniera non superficiale, ne parlo, e provo in qualche modo a influenzare altri. Ma in fin dei conti quando parlo di politica il mio scopo, a differenza di altre persone, è quello di capire il mondo: non di cambiarlo.

Per alcuni questo approccio alla politica risulterà tecnico, asettico, forse addirittura asfissiante – diceva Stefano. Io ammiro chi organizza manifestazioni, riunioni, partecipa alla vita di partito, raccoglie firme per referendum e petizioni, si candida. E’ solo che se io facessi queste cose dovrei sacrificare la mia libertà intellettuale che per ora mi permette di dire quel che penso senza compromessi, di ignorare quel che pensa la maggioranza, di fare di testa mia e tenere un blog sul quale scrivo una marea di sciocchezze e fatti personali. Non saprei: sono aperto a critiche e discussioni.

Epica contemporanea

Le epoche vivono delle loro parole e la nostra epoca è un’epoca di guerra e tradimenti. Lo diceva Carl Von Clausewitz: la politica altro non è che la continuazione della guerra con altri mezzi. L’elezione del nuovo Capo di Stato ha aperto uno scorcio sul lessico della politica italiana dimostrando che parlamento e governo altro non sono che le ambientazioni di un pregevole romanzo d’epica tolstojiana. Ecco che invece di voti, comitati, candidature e dibattiti assistiamo a una girandola di patti segreti, schermaglie, tradimenti, imboscate e battaglie campali. Vediamo quali sono le forze in campo e come hanno determinato l’esito di questa battaglia.

I personaggi decisivi sono diventati nel tempo gli infidi franchi tiratori. Furono loro, ben 101, ad affossare il Partito Democratico nella celebre battaglia per la conquista di Prodi. E sabato sono stati almeno 35 franchi tiratori di Forza Italia a sancire il tramonto del vecchio leader stanco. Storicamente, vale la pena ricordare che i franchi tiratori altro non erano che le truppe dell’esercito dei Vosgi, guidate da Garibaldi, che combatterono i prussiani nel 1870. Secondo altre fonti, furono le milizie volontarie che difesero la Francia durante le invasioni del 1792 e del 1815. La locuzione tornò d’attualità nella Seconda guerra mondiale durante la battaglia di Firenze dell’estate 1944, dove i cosiddetti franchi tiratori si contrapposero alle forze di liberazione sparando dai tetti della città. Tutto molto chic. Oggi sono ancora i franchi tiratori a decidere le sorti di un Paese intero.

Piuttosto secondari, quasi folkloristici, sono invece i pasdaran. Si tratta di figure potenzialmente importantissime, ma ormai raramente decisive: dalla rivoluzione islamica del 1979 in Iran, i pasdaran sono quei miliziani  che abbracciano fanaticamente una causa o una figura carismatica. Nelle battaglie degli ultimi anni i pasdaran, vedere ad esempio Sandro Bondi, Daniela Santanchè, Altero Matteoli, o Stefano Fassina, sono sempre usciti sconfitti o comunque marginalizzati rispetto al centro dell’agone. Tant’è vero che molti pasdaran hanno dovuto reinventarsi pur di contare qualcosa.

E tuttavia i personaggi a me più cari sono indubbiamente i probiviri, la cui assenza da questa battaglia è risultata determinante. I probi viri, uomini onesti, sono quelle persone alle quali viene riconosciuta una certa autorità morale che può essere esercitata per giudicare e risolvere i problemi all’interno di una istituzione o, in questo caso, di un partito: i probiviri erano una figura istituzionalizzata all’interno del Popolo della Libertà, anche se, come ricordava Il Post, mentre i loro compiti erano abbastanza chiari, rimaneva oscura la loro identità. Furono loro, i Letta, i Verdini, i Confalonieri, a tenere assieme il partito per tanti anni, anche in quei momenti in cui sembrava che tutto dovesse andare a carte quarantotto. Grazie a loro la destra ha superato indenne ogni scandalo, ogni indecenza, raggranellando sempre almeno un voto in più del necessario nel segreto delle urne di Montecitorio e Palazzo Madama. Con le  lotte intestine degli ultimi anni, tuttavia, i probiviri sono stati delegittimati, hanno perso il controllo e così oggi il partito arriva a tutte le battaglie, grandi e piccole, lacerato e senza una guida capace di ricompattare le truppe al momento del bisogno.

Lo schieramento di queste forze in campo ha determinato una schicciante vittoria che, secondo i giornalisti, apre le strade all’impero Renziano. Oggi tutti saltano sul carro del vincitore. Ma fareste bene a ricordare che le forze in campo cambiano continuamente, mentre emergono nuovi condottieri e le correnti rinfocolano vecchie congiure. Tante altre battaglie ci aspettano e molti sono i cadaveri destinati a rimanere sul campo.

Il ciclismo e il doping della politica

Il mio ultimo articolo per Unimondo su ciclismo, politica (e un pizzico di doping).

Come mai la Lega Nord è entrata così potentemente nel mondo del ciclismo italiano? Mettere le mani su uno sport, se fatto bene, è una strategia vincente per la politica: pensiamo a Berlusconi e al Milan. Per quanto riguarda la Lega, alla base vi è anche l’esempio di altre nazioni minoritarie che hanno fatto di uno sport il proprio vessillo: ne abbiamo parlato in riferimento alle Olimpiadi e ai mondiali di calcio delle nazioni senza stato.

ps: sono in Spagna.