Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: radio

So may the sunrise bring hope where it once was forgotten

Feeling wanderlust?  How about some music for coming home? Maybe you have tea ready and a book open? Maybe you just have a heart open.

I tuned in on CFUV 101.9 FM on this lugubrious Sunday afternoon to listen to songs that had me thinking less and feeling more. Host Thomas is spinning the tracks to make us appreciate the moment, whatever it is.

My humble friends

I am about to begin something new in my life and I am pleased to think that many of my friends will be in a similar kind of transition.

Tommaso, Matia, Marco and Leila all won a scholarship and from October will pursue a Phd in London, Pavia, and Trento. On the other shore of the Ocean, Thomas has taken up a radio career at UVic: you can listen to his weekly podcasts here. Andrew just moved to Egypt. You can read his new blog here. Iris graduated and started working, but from what I gathered she’s still in Utrecht.

What about Anna? She is about to come back from Munich. In September she will graduate in Lugano and then she’ll take some time off to think about her best choice for a master’s program. She’ll soon be my guest here in Florence: can you possibly think of any better place to get inspired?

Buonasera a tutti i viaggiatori

La sera, quando capita, ascolto alla radio Zapping 2.0, un programma di attualità politica. Qualche giorno fa interviene in trasmissione uno dei solito gasparros, o forse un esponente politico della Lega. Il suo esordio e’ un pigro “Buonasera a tutti i viaggiatori”.

Ma come? Quindi la radio ora e’ solo un mezzo per automobilisti di ritorno dal lavoro, o al massimo per qualche camionista costretto a lunghe trasferte. Il gasparros ha ragione. Sono pochi ad ascoltare la radio in casa, mentre sempre piu famiglie si circondano di televisori e megaschermi. Io, che non ci sono abituato, quando mi trovo in una casa o in un locale con un televisore acceso non riesco a seguire la conversazione. Sono catturato dai colori e dalle immagini dello schermo e per quanto mi sforzi perdo completamente il filo di ogni conversazione.

A questo forse contribuisce anche la mia fascinazione per la radio e la profonda convinzione che sia uno strumento superiore al tubo catodico. I notiziari, ad esempio: i giornalisti radio devono usare un linguaggio preciso e allo stesso tempo chiaro, devono riuscire a descrivere situazioni complesse in pochi secondi senza annoiare, devono stimolare la fantasia. In un telegiornale non troverete nulla di questo: bastano poche immagini, le frasi dei giornalisti sono spesso incoerenti e la storia e’ lasciata ai protagonisti anziché appartenere al narratore. La televisione, inoltre, si guarda distrattamente. La radio, invece, oltre a stimolare la fantasia, e’ anche la migliore alleata della concentrazione.

Peccato, quindi, che la radio diventi uno strumento per soli viaggiatori. Per quanto l’idea sia romantica, personalmente sono affezionato alla radio durante momenti della quotidianità, come la colazione, la barba, oppure mentre cucino. Fosse per me, imporrei una radio in ogni casa, e bandirei tutte le televisioni. O se non tutte, almeno quelle nelle cucine e nelle sale da pasto.

Era uno sport dignitoso

Quand’ero bambino il calcio occupava una parte significativa della mia vita. Mi riferisco al calcio passivo, più che a quello attivo: conoscevo a memoria i nomi di tutti i giocatori di serie A, compresi quelli dei bidoni aquistati a inizio stagione che poi non avrebbero giocato neppure una partita. Perfino il loro allenatore, a un certo punto, si dimenticava di loro. Io no, io mi ricordavo di Winstone Bogarde fino alla fine.

Tuttavia, per una scelta precisa dei miei genitori (che allora maledissi come la più grande ingiustizia nella storia dell’umanità, mentre oggi rivendico come splendida decisione educativa) non avevamo la televisione a casa. La Champions (che allora si chiamava Coppa dei Campioni) non mi interessava più di tanto. Ma il campionato, quello sì che lo volevo seguire: se Winstone Bogarde scendeva in campo io dovevo essere il primo a saperlo. E così, dopo accese trattative giungemmo ad un accordo tanto dettagliato quanto il Patto di Versailles. I miei genitori avevano diritto a portarmi in montagna sia il sabato che la domenica. Il sabato mi sarei perso l’anticipo (tutto sommato sacrificabile: di solito giocavano le squadrette come il Piacenza o la Cremonese), a meno che non giocasse il Milan di cui ero, allora, convinto sostenitore. La domenica saremmo andati in gita, ma alle 15 in punto dovevamo essere nella macchina di papà, dove io potevo ascoltare Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Read the rest of this entry »