Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: sergio fabbrini

Capirne qualcosa

Ai miei lettori che volessero capire gli aspetti che contano davvero nell’elezione del Presidente della Repubblica italiana vorrei suggerire tre fonti.

La prima consiste negli articoli del mio vecchio professore – laddove vecchio va intenso in senso cronologico e non anagrafico del termine, ça va sans dire – che a tempo perso scrive per il Sole 24 Ore. Qui trovate tutti gli editoriali di Sergio Fabbrini; ne aspetto altri nei prossimi giorni. Per intanto vi segnalo, nell’ordine, quello su come si é trasformata l’istituzione del Capo dello Stato nel tempo, quello sulle nuove priorità dettate dal momento, quello sul ruolo del Presidente nell’attuale scenario politico e quello su come le riforme dividono i partiti al loro interno. E’ evidente che questo approccio é rigorosamente politologico ed é per questo, forse, che mi piace tanto.

Francesco Palermo, invece, mi aiuta a capire il procedere della legislatura con i suoi appunti attenti ai contenuti. Vi consiglio di guardarvi il breve intervento sulle dimissioni del Presidente della Repubblica e le recenti annotazioni in merito al procedere dell’approvazione della leggere elettorale.

Infine, oltre al politologo e al giurista/insider, vorrei consigliarvi un giornalista: Francesco Costa, che mi aiuta a far chiarezza sulle strategie dei partiti e dei singoli politici in  questi momenti complessi. Vi consiglio la sua guida a come uscirne vivi e il breve ragionamento sui paradossi di Romano Prodi come candidato al Quirinale.

Questi interventi vanno al nocciolo delle questioni invece di perdersi in interminabili speculazioni. Serve una rigorosa capacità analitica per apprezzare il vero significato dell’agenda politica, il ruolo delle istituzioni e la portata sul lungo periodo delle scelte che vengono prese oggi. Ci sono solo poche persone che ci possono aiutare a recuperare questa capacità: per questo credo sia importante selezionare attentamente le nostre fonti di informazione.

Il festival dell’economia

Every time I talk with people abroad I have the feeling they really do not know the place where I come from. Trento is famous only because the Council of Trento, one of the most important events in the modern history of Europe. But not many people know the modern history of Europe well, so they have no reason to know Trento. Of course, Trento has beautiful lakes and mountains, but we probably prefer to keep them hidden to avoid massive tourism.

Now Trento is trying to become famous through a Festival. Il Festival dell’Economia was created in 2006 and this year it features its 8th edition. Economists, politicians and academics from the most varied disciplines will discuss the question of “Sovereignty in Conflict” from 30 May to 2 June. The Festival opens and closes with two Nobel Economics Prize-winners: Michael Spence returns for the inauguration on 30 May to discuss “Government of the global manufacturing chain”, while in the closing session on 2 June James Mirrlees will consider the viability of abandoning the Euro. Other notable speakers are George Papaconstantinou, former Greek Minister of Finance, Angel Gurria, Secretary General of the OECD, Nemat Shafik, Deputy Director of the International Monetary Fund, Michael Sandel, Colin Crouch, Roberto Escobar, Sylvie Goulard,Eric Jozsef, Andrew Moravcsik, Mario Monti, Piero Giarda, Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Lorenzo Bini Smaghi, Laura Boldrini, Stefano Rodotà, Chiara Saraceno, and of course Sergio Fabbrini, my former professor,

These are great names. But think about the contents too. In fact, the main strength of the Festival lies in the capacity of the organizers to identify fascinating topics and to stimulate discussions by creating the right atmosphere. I love the fact that most of the talks are held in the most fascinating places of the city in a very relaxed and informal setting, during what I consider to be the best period of the year.

Let us be clear: I am very sorry I will not be able to attend the festival this year, as I am in Brussels. I will follow the event through the twitter hashtag #FestivalEconomia. You might consider doing the same and attending the Festival next year. I will be happy to provide you a place to sleep.

We are making Vladimir Ilyich Lenin’s dream come true

Sergio Fabbrini was my professor at the university and I value him as one of my best advisors. He is writing for the Italian newspaper Il Sole 24 Ore, and this is one of his latests brilliant essays. I am copying part of it here, first in Italian, then in English.

1. Italiano. Il populismo italiano è stato alimentato dall’assenza di una seria mediazione tra la società e la politica. Si è affermata in Italia l’idea che chi fa politica deve essere come noi, che chi governa deve essere uno di noi, che chi decide deve farlo per noi. È un populismo travolgente e inarrestabile che è divenuto una filosofia pubblica nazionale. Stiamo realizzando il sogno di Vladimir Ilic Lenin: anche le cuoche possono governare. Le nostre cuoche sono politici che ci assomigliano. Alla crisi del modello del politico di professione si è risposto resuscitando il modello del politico come noi. … La tecnocrazia è l’altra faccia del populismo. È la politica incapace e irresponsabile che giustifica il ricorso ai professori, ai banchieri, ai consiglieri di Stato, agli uomini e alle donne di quelle poche istituzioni che si sono finora difese con la loro competenza. È vero che la tecnocrazia è inconciliabile con la democrazia, ma non la si neutralizza denunciandola come il partito degli ottimati. La tecnocrazia è resa ridondante dalla buona politica, quella fatta da persone che sanno conciliare il consenso con la conoscenza, che sanno muoversi ai vari livelli (nazionale ed europeo) in cui si prendono le decisioni, che sono consapevoli dei vincoli e delle opportunità che strutturano le politiche pubbliche. Insomma, fatta di persone che non sono come noi.

2. English. Italian populism was sustained by the absence of any serious mediation between society and politics. The belief that politicians should be like us; that the person in charge must be one of us; that the person who decides should do so for us, has become deep-rooted in Italy. It is an overwhelming and unstoppable populism that has become a national public philosophy. We are making Vladimir Ilyich Lenin’s dream come true: even the cooks can govern. Our cooks are politicians who look like us. The response to the crisis of the professional politician was the politician who looks like us. … Technocracy is populism’s other face. It is the incapable and irresponsible politics that justify the recourse to professors, bankers, state advisers, to the men and women from those few institutions who have still defended themselves through their competence. It is true that technocracy is irreconcilable with democracy, but it is not by denouncing it as the party of optimists. Technocracy is made redundant by good politics, the kind made by people who are able to reconciliate common sense and knowledge, who know how to move on various levels (national and European) at which decisions are made, who are aware of the limitation and opportunities that constitute public policies—in other words, the politics that are not made by people like us.

Change. But which one?

This is one of the clearest and most complete articles I have read so far on the outcome of the Italian elections. And this is another one.