Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

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Lagom

Ho trascorso sette giornate corte e tutto sommato non troppo fredde tra Stoccolma e Kiruna. In Svezia ho ritrovato il cuore del gruppo canadese con cui ho celebrato sei degli ultimi sette capodanni dal 2011 a oggi, sempre in una località differente: Utrecht, Innsbruck, Firenze, l’Aja, Berlino (non c’ero), Torino e Stoccolma, per l’appunto.

Gennaio in Svezia: le giornate durano poco più di sei ore. In questa stagione dell’anno la capitale è vivibile, ma poco appariscente. L’unica eccezione è la metropolitana, colorata e allegra. Due aggettivi piuttosto inusuali per una realtà sotterranea.

La sera del primo gennaio ho preso il treno per Kiruna assieme a Jasper, Giallu e Nicolas. Dopo quindici ore siamo arrivati in Lapponia. Neve e buio: siamo nel periodo dell’anno in cui, da quelle parti, il sole non sorge mai. C’è, tuttavia, una bella luce crepuscolare tra le nove della mattina e le tre del pomeriggio. La provincia di Kiruna è grande quanto la metà dei Paesi Bassi ed è stata costruita all’inizio del Novecento attorno a un insediamento minerario scavato nel cuore di una montagna. Sfortunatamente per i loro discendenti, i primi abitanti di Kiruna hanno costruito le case proprio sopra la vena mineraria. E così adesso il centro cittadino rischia di collassare nel sottosuolo. Il governo ha da poco cominciato imponenti lavori per trasportare la città e la sua bellissima chiesa in legno costruita in tradizionale stile sami venti chilometri più a valle entro il 2025.

La vista di Kiruna al mattino è memorabile. Una montagna tozza e larga, costellata di luci sfocate nel buio e nella neve. Abbiamo alloggiato in una piccola casetta nella foresta, parte di un insediamento gestito da un uomo finlandese e sua moglie spagnola. Abbigliamento largo e caldo affittato da Patrick – big is warm. Il primo giorno ci siamo regalati una gita con la motoslitta per oltre quindici chilometri fino all’albergo ghiacciato di Jukkasjärvi. Posticino suggestivo: in ogni stanza dell’albergo è alloggiata un’opera d’arte in ghiaccio realizzata da artisti con una formazione molto diversa tra loro: interior designer, scultori, fumettisti, pittori… Ogni stagione, in tarda primavera, l’albergo si scioglie e viene poi ricostruito l’inverno successivo in maniera differente. Apparentemente, la sua struttura è purissima: l’acqua del fiume da cui viene preso scorre alla velocità giusta per permettere al ghiaccio di essere privo di gas.

La sera abbiamo passato alcune ore nella sauna e poi davanti al fuoco. Il giorno successivo abbiamo fatto sci da fondo, poi siamo ripartiti. Altre quindici ore di treno. A Stoccolma abbiamo ritrovato Niels e abbiamo visitato Fotografska: un grande spazio fotografico con esibizioni francamente mediocri.

Vi aspettavate un colpo di scena finale? Peccato.

The drunk elk

Drunk Swedish elk found in apple tree near Gothenburg

The animal was apparently on the hunt for fermenting apples when she lost her balance and became trapped in the tree. […] Mr Johansson called the emergency services, who helped him free the boozed-up beast by sawing off branches. She spent the night recovering in the garden. The next day she took herself off into the woods with her hangover. […] Mr Johansson said the elk appeared to be sick, drunk, or “half-stupid”, the Associated Press reported.