Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: università

Entrare nel mondo

Per una volta proverò a scrivere qualcosa di serio partendo da una breve discussione con Fabio, Federico e Stefano. Quest’ultimo ci chiedeva qual’è il nostro interesse nel parlare di politica.

Per rispondere devo raccontare brevemente la mia esperienza partendo da quando iniziai a frequentare l’università. Credo sia allora che mi appassionai di politica, come d’altronde pure tanti miei coetanei. Mi pareva un dovere morale partecipare attivamente e dunque entrai in due associazioni universitarie e fui eletto rappresentante degli studenti in una lista di sinistra. Organizzavamo riunioni, manifestazioni, discutevamo di temi nazionali e locali, scrivevamo. Fu un’ottima esperienza.

E tuttavia, appena conclusa, mi ripromisi di non ripeterla mai più. In quel breve lasso di tempo sperimentai in prima persona quanto fare politica, a qualsiasi livello, significhi inevitabilmente entrare in ingranaggi di potere. Nella nostra società l’idea che il potere sia un male è piuttosto radicata. Non sono d’accordo: credo ancora, come disse Tony Blair nel suo magistrale discorso di addio al Parlamento, che attraverso il potere la politica sia il modo migliore per il perseguimento di nobili cause.

E tuttavia, scrivevo, la politica rende succubi di ingranaggi che sono in larga parte fuori dal nostro controllo. E’ inevitabile: per esercitare il potere bisogna per forza di cose rincorrere il consenso, costruire alleanze, accettare ricatti. Queste componenti fanno parte della politica e non dovrebbero essere demonizzate. Per me, tuttavia, sarebbe frustrante doverle assecondare.

Ho la fortuna e il privilegio di trovarmi in un ambiente intellettualmente stimolante e di fare un lavoro che mi permette di gestire il mio tempo. Da qui la decisione di soddisfare quel dovere morale ancora vivo in maniera diversa dalla partecipazione politica. Da qualche anno a questa parte faccio volontariato. Questo è il mio modo di entrare nel mondo, tanto per usare un’espressione particolarmente evocativa che ho letto da qualche parte questa settimana. Iniziai quando ero in Canada e ne scrivo saltuariamente su questo blog. La politica, invece, la seguo ancora: amo parlarne, mi piace, mi importa. Penso, tutto sommato, di avere un piccolissimo impatto anche così: mi informo, cerco di comprendere le cose in maniera non superficiale, ne parlo, e provo in qualche modo a influenzare altri. Ma in fin dei conti quando parlo di politica il mio scopo, a differenza di altre persone, è quello di capire il mondo: non di cambiarlo.

Per alcuni questo approccio alla politica risulterà tecnico, asettico, forse addirittura asfissiante – diceva Stefano. Io ammiro chi organizza manifestazioni, riunioni, partecipa alla vita di partito, raccoglie firme per referendum e petizioni, si candida. E’ solo che se io facessi queste cose dovrei sacrificare la mia libertà intellettuale che per ora mi permette di dire quel che penso senza compromessi, di ignorare quel che pensa la maggioranza, di fare di testa mia e tenere un blog sul quale scrivo una marea di sciocchezze e fatti personali. Non saprei: sono aperto a critiche e discussioni.

Il circolo auto-referenziale della ricerca

Valentina mi ha mandato un articolo che mi sento di condividere pienamente. Si tratta di una riflessione sulla chiusura del mondo accademico e sulla sua profonda disconnessione con il mondo esterno.

Notes from a small island

Some things that may happen to you too. When abroad, your debit card stop working and you have no cash at all. You randomly meet people in the hostel, go out and sing Irish and Scottish chants till the pub closes; then go to sleep and wake up 4 hours later to attend the roundtable you have been waiting for since months. You may be happy for succeeding in that, but remember to stick to the rules also the day after: because if you fail to set the alarm and wake up way too late, you may have to prepare your luggage, have breakfast, check out from the hostel and run to the other side of the city to attend the second day of the roundtable in the neat time of 5 minutes.You may also like the roundtable so much that for the first time after a long time you forget to get advantage of free refreshments because you are discussing stuff with other people. Alas, you realize that those few scholars you have been studying for years turn out to be incredibly nice and funny people, who go with you for a beer and share cracks. You may even feel you would like to be friend with them. But that’s another story.

Nerd accademico

Avete mai fatto quel sogno per cui scendete in campo con la squadra dei vostri campioni, chessò, il Manchester di George Best, magari all’Old Trafford e con la vostra maglietta ufficiale?

Penso di aver provato una analoga sensazione onirica oggi, quando mi sono seduto con tanto di targhetta ad una tavola rotonda nel senato della Old University di Edimburgo a discutere con quel gruppo elitario di docenti che per due anni ho conosciuto solo perché firmavano paper e libri che ho letto a centinaia. Sono felicemente nerd.

Ragazzi creativi

Alberto e Luca scrivono per QT e partecipano alle serate nerd ad Age of Empires. Inoltre, lavorano a Sanbaradio e qualche tempo fa hanno ideato un nuovo programma, Fuoriconcorso. L’idea e semplicissima: 5 personaggi per ogni facoltà dell’Università di Trento, ogni puntata una facoltà, alla fine resta solo un vincitore, cioè il personaggio piu votato dal pubblico sulla base delle interviste pubblicate su internet. Le interviste di giurisprudenza mi hanno fatto ridere e per questo metto il video qui sotto. Se piacciono anche a voi, il sito dove vedere le interviste di tutte le altre facoltà, votare e – soprattutto – ascoltare i podcast delle puntate radiofoniche con Luca e Alberto é questo.