Lorenzo & his humble friends

The fool doth think he is wise, but the wise man knows himself to be a fool

Tag: wiggins

La vittoria mutilata?

Ultimamente di vittorie mutilate ce ne sono state parecchie. Basti pensare a quella di un partito che era il primo partito alle elezioni politiche nazionali e ora vive in uno stato di penosa agonia. Dalla politica allo sport il passo è breve, e l’ultima vittoria mutilata è quella di Vincenzo Nibali, eterno enfant prodige del ciclismo italiano che domani si avvia a vincere il suo primo Giro d’Italia. Nibali non ha vinto questo Giro: lo ha dominato dall’inizio alla fine. La sua vittoria, mai in discussione, sembrava scritta già nella prima settimana. E questo ha tolto pathos al suo successo. Personalmente preferisco le vittorie sofferte: la dominazione, nel ciclismo come nella Formula 1 o nel calcio, è noiosa e poco appassionante. Molto più coinvolgenti le sfide, meglio se con un grande rivale, la nemesi: Pantani contro Ullrich, Simoni contro Garzelli, Schleck contro Contador, per dire. Quest’anno Nibali non ha avuto rivali. Non ce n’erano proprio: Ivan Basso si è ritirato prima dell’inizio della gara per un virus, stesso virus che ha poi colpito Bradley Wiggins e Ryder Hesjedal. Cadel Evans, Samuel Sanchez, Michele Scarponi e Rigoberto Uran sembravano lontani anni da luce da Vincenzo Nibali e non hanno mai messo in discussione la corsa. Peggio ancora: la gara è stata mortificata dal taglio o sospensione di alcune tra le tappe più significative, quelle con arrivo sul Galibier e sulle Tre Cime di Lavaredo. E’ stato un Giro noioso e poco divertente. Peccato, perché il percorso sulla carta era molto interessante e Nibali avrebbe meritato di vincere dopo una competizione più avvincente.

Wiggo the Mod

I said to myself I was not going to talk about the Tour de France this year. After all, for the first time in ten years, I did not watch a single stage of the race. Now I realize the geeky political and cultural implications of Bradley Wiggins’ victory are just too interesting to be ignored.

It all came with an article of the Economist on Nationalism and the Tour de France – or why it matters that a Brit won the Tour:

It may go some way among British sports fans to dull the pain of Andy Murray losing Wimbledon despite making it to the final. The comparison is apt. The Tour for the French is beginning to resemble Wimbledon for the British—a home winner looks a long way off. Bernard Hinault last took the yellow jersey for France in 1985.

From there, I moved to all the articles on Wiggins’ personality – or why it matters that Wiggins is a Mod (this is the article to read if you do not know who Bradley Wiggins is, or what a Mod is). Eventually, I realize the very relative importance of this topic, but surely it is a lot of fun to read.

British Tour de France winner Bradley Wiggins has been variously described as “mod-loving cyclist”, “king of the mods” and the “fastest mod on two wheels”. […] But it’s more than a look. It’s an attitude, Elms argues. A mod is cool and sharp and open to foreign influences – qualities that Bradley Wiggins encapsulates in his life and cycling. “He’s slightly sardonic and rock and roll. But it’s not about rock and roll excess. It’s slightly pared back.” […] If sport replicated life, Bradley Wiggins would have ridden up the Champs Elysees on a shiny Lambretta scooter.